Pubblicato da: angeloxg1 | 6 febbraio 2012

Napoli colera? Anche Milano e tutto il Nord l’hanno avuto. Lo sanno?

Napoli colera? Anche Milano e tutto il Nord l’hanno avuto. Lo sanno?

Angelo Forgione - Milan-Napoli, uno striscione piccolo viene inquadrato dalle telecamere di Mediaset Premium nel prepartita e diventa “grandissimo”; c’è scritto “NAPOLI COLERA”. Il giudice sportivo lo sanziona con 10.000 euro di multa a carico del Milan per espressione di discriminazione razziale. Li prende anche il Napoli per cori di discriminazione etnica non ben distinti “indirizzati ad un calciatore della squadra avversaria”.
Ma quanta ignoranza! Sono passati quasi 40 anni dall’epidemia di colera a Napoli e ancora negli stadi si leggono certe idiozie, che non sono tali perchè applicate al calcio ma perchè dipingono una verità manipolata ancora oggi in molti scritti contemporanei che non raccontano la verità. Il colera del 1973 non fu dovuto alle pur difficili condizioni igieniche di quella Napoli ma a delle cozze importate dalla Tunisia, ove c’era la pandemia proveniente dalla Turchia via Senegal, che portarono il vibrione anche a Palermo, Bari, Cagliari e Barcellona. La città che uscì più velocemente dall’emergenza, in poco più di un mese, fu Napoli grazie ad una imponente profilassi e ad una grande compostezza dei napoletani. Le altre città convissero con la malattia per mesi, e addirittura Barcellona se ne liberò dopo quasi due anni. Non mi sembra che negli stadi si legga e si senta “Cagliari colera”, “Bari colera” o “Palermo colera”, e neanche “Barcelona colera” in Spagna. Furono i media dell’epoca a deformare la realtà consegnandola al pregiudizio italiano, realizzando servizi dai contenuti denigratori e titoloni a sensazione che ruppero le ossa all’immagine della città. Solo quando tutto finì e non c’era più niente da raccontare fu reso noto che il vibrione era nelle cozze tunisine. Troppo tardi, da allora, negli stadi d’Italia, il Napoli di Vinicio veniva accolto al grido di “colera”, e la vergogna continua ancora oggi.
È chiaro che una città come Milano e in generale tutte quelle di un Nord non bagnato dal mare siano state decisamente meno esposte ad un pericolo del genere, ma l’ignoranza è ancora più profonda se consideriamo che nell’Ottocento diverse pandemie di colera colpirono violentemente Genova, Torino, Verona, Treviso, Venezia, Trieste, Parma, Modena, Como, Bergamo, Brescia e proprio Milano che contò migliaia di decessi. E mentre a Napoli il colera del 1973 fu causato da una causa esterna, nelle città del nord di un secolo prima fu cagionato dalle cattive condizioni igieniche delle città che si espandevano verso la campagna insalubre. Cosa facciamo, le chiamiamo tutte colerose o ci teniamo la sola becera discriminazione per Napoli? Oppure ci documentiamo sulla recente invasione di topi ai Navigli, Brera e Sempione? Che malcostume, e che ignoranza!


Risposte

  1. [...] piemontesi che non conoscevano il bidet prima di scoprirlo a Napoli, gridare “colerosi” ai milanesi che lo sono stati più volte o “terremotati” ai friulani, etc etc. Le aggressioni e gli agguati a bambini e disabili [...]


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