Bologna chiede scusa a Napoli

Qualche tempo fa fu la redazione regionale Rai del Piemonte, colta in castagna, a dover chiedere scusa ai napoletani per il razzismo da stadio. Non lo fece il Comune di Torino, come il consiglio comunale di Bologna, che oggi, dopo i cori razzisti intonati ieri allo stadio Dall’Ara, ha stigmatizzato più spontaneamente ogni forma di espressione di stampo razzista e si è scusato con la città di Napoli e con tutti i cittadini che non si sentano rappresentati dal fanatismo ultras. È quanto si legge in un ordine del giorno approvato all’unanimità (clicca qui). Il Consiglio “auspica che le società calcistiche prendano una volta per tutte le distanze da ogni forma di violenza”. Il sindaco felsineo Virginio Merola ha commentato in una nota dicendo che “si è trattato di comportamenti che nulla hanno a che fare con lo sport. Una violenza verbale inconcepibile, da condannare”. Inoltre, secondo Merola, “è stata infangata la memoria di Lucio Dalla, persone che ha sempre amato la sua città e Napoli”. Nulla invece l’informazione sulla vicenda da parte della redazione regionale Rai dell’Emilia Romagna.

Bologna in corsa per l’oscar della stupidità (sportiva?)

Fischi su Dalla e sdegno di Gianni Morandi. La deriva dello stadio di Bologna.

Angelo Forgione - Lo striscione esposto dai tifosi bolognesi durante Bologna-Napoli, che recitava “Sarà un gran piacere quando il Vesuvio farà il suo dovere”, supera forse per cattivo gusto ogni altra volgarità letta e ascoltata negli stadi italiani negli ultimi decenni. A parte il volgare godimento espresso per eventuali catastrofi naturali, i cervelloni dell’idiozia hanno assegnato alla natura un dovere di comportamento imposto da una norma, dove per norma si intende la morte dei napoletani. La natura, si sa, non accetta compiti dall’uomo, ma semmai glieli suggerisce. Il vero problema è che l’unica norma o dovere nei nostri dannati stadi è la volgarità, l’offesa e il razzismo.
La stupidità aveva già offeso la memoria di Lucio Dalla, il bolognese napoletano, le cui note di “Caruso” erano state sommerse dai cori discriminatori di circa settemila sostenitori rossoblù. Sempre gli stessi, mentre i partenopei gridavano “Lucio, Lucio” dall’altra parte. Sempre più preoccupante la tendenza dello stadio felsineo, che già nel corso della partita all’insegna della lotta contro il razzismo tra Italia e San Marino della scorsa primavera aveva fatto notizia per la inopportuna rivendicazione anti-napoletana. Duro e nausato Gianni Morandi, che ha voluto far risuonare “Caruso” al Dall’Ara. “Non credevo che il tifo fosse degenerato a questo punto”, ha detto il cantante bolognese, lamentandosi del fatto che “sono lontani i tempi quando lo stadio di Bologna veniva preso ad esempio per la civiltà e la sportività del pubblico presente, che sapeva addirittura applaudire la squadra avversaria quando giocava meglio della nostra”.

Il Napoli è grande, alcuni bolognesi molto piccoli.

sorteggio Champions LeagueAngelo Forgione - Il Napoli torna in Champions, viva il Napoli! È la dimensione che meriterebbe la città, è la dimensione che merita appieno la società sportiva calcio. Non c’è squadra in Italia che abbia fatto i progressi del Napoli nell’ultima decade, neanche la Juventus dei due scudetti che veniva da due settimi posti e dalla serie B per nefandezze, non per fallimento.
Il progetto Napoli avanza, è in fieri, e non prevede cedimenti improvvisi. I tifosi azzurri siano orgogliosi e sereni, al di là dei mugugni per le strategie di De Laurentiis e i limiti di Mazzarri. Già, Mazzarri, il vero protagonista di questo progetto, da trattenere a tutti i costi, purché lui sia ancora stimolato dal tentativo di vincere lo scudetto col Napoli e di giocarsi la Champions Legue. Walter è probabilmente il miglior allenatore della storia del Napoli, e di grandi tecnici ce ne sono stati sulla panchina azzurra. Giova ricordare che la mentalità vincente, a prescindere dal fattore campo, è una sua impronta, che ogni giocatore cui lui dà fiducia riesce a offrire il centoventi percento, che il suo staff riesce a ridurre al minimo, quasi nullo) gli infortuni e lo stress fisico. Perdere un tecnico così sarebbe problematico e De Laurentiis lo sa benissimo.
Il Napoli ha ora il dovere di proseguire il rafforzamento per puntare al vero grande obiettivo del prossimo anno: il tricolore. E dovrà provarci con la consapevolezza che la Champions porterà via energie. Ecco perché la panchina dovrà essere lunga e forte, ecco perché questo mercato sarà fondamentale per le ambizioni del Napoli, che di soldi da spendere ne ha. Cavani si o Cavani no? Tutti dicono che ormai sia già altrove ma a me questa vicenda non ha mai appassionato, così come quella di Mazzarri. Il continuo chiacchiericcio è fonte di inchiostro per i quotidiani da vendere e ha stufato. Ogni anno la questione Mazzarri e quella del top-player di turno in partenza agitano le acque. Ma Cavani non è affatto già altrove. Le offerte ci sono ma soddisfano solo il calciatore, non la società. Chi vorrà il matador dovrà assicurare l’intera somma della clausola rescissoria e in caso contrario toccherà al Napoli accontentare il calciatore con un sostanzioso ritocco sull’ingaggio. La partita è tutta qui.
Doveroso uno sguardo al vergognoso comportamento dei tifosi bolognesi, qualche decennio fa gemellati con quelli napoletani. Già lo scorso anno si era capito che anche dalla città delle due torri non c’era più da aspettarsi i tappeti rossi. Erano stati anche più disgustosi di ieri, non perché esultarono ai goal dell’Udinese mentre il Napoli scivolava via dalla zona Champions ma perché, oltre a tutto lo scibile delle nefandezze ascoltate ieri, se la presero pure con San Gennaro. Ieri si sono limitati all’invocazione del Vesuvio, proprio loro cui la terra trema tutt’intorno da un anno. Il Napoli e il Bayern Monaco, la scorsa estate, devolsero centomila euro a testa più l’incasso dell’amichevole disputata ad Arco di Trento (e vinta dal Napoli) a favore delle popolazioni emiliane. Figuriamoci se questi schiavi del malcostume ad ogni costo lo sanno, loro che hanno pure dimenticato che, in una fredda serata d’inverno di quattro anni fa al “San Paolo”, Napoli fu l’unica a ricordare la bandiera Giacomo Bulgarelli. Due numeri 8 giganti rossoblù formati da una quarantina di ragazzi stesi a terra nelle due metà campo, applausi di tutto lo stadio e  striscioni sugli spalti. Da Bologna qualche corretto tifoso ringraziò e qualcuno scrisse anche “noi sportivi rossoblù non dimenticheremo mai la grande umanità del popolo partenopeo”. Lo scorso anno, i tifosi azzurri erano a Parma a ricordare il bolognese-napoletano Lucio Dalla da poco scomparso con due vistosi striscioni e tanta commozione. Te voglio bene assaje e Ciao Lucio, mentre Caruso risuonava in tutto lo stadio “Tardini”. Mi piace pensare che ieri tre urla si siano levate in cielo, quelle di Lucio Dalla: “GOOOOL”. Aveva detto che la cicogna era cieca e che voleva rinascere a Napoli per essere napoletano a tutti gli effetti. Ora può venire con noi in Europa, senza vergognarsi dei suoi concittadini, cantando ‘o surdato nnammurato.

Lucio Dalla il napoletano

videoclip – Lucio Dalla il napoletano

nato a Bologna, morto a Montreux, rinato a Napoli

 

Angelo Forgione - Era un napoletano nato a Bologna Lucio Dalla. «La cicogna era cieca in quel momento», così disse al caffè Gambrinus sette mesi prima di andarsene. Fu il suo testamento artistico, la sua dichiarazione d’amore per la terra che artisticamente e “orograficamente” sentiva più sua. «Il grande onore per me è quello di aver partecipato», disse in quell’occasione, e con quel “partecipato” significò tutta la fierezza per aver capito Napoli e aver dato un contributo spontaneo e sentito alla valorizzazione della cultura napoletana. Lucio amava sinceramente Napoli, più volte da lui definita la città più bella del mondo. «Quella napoletana – disse – è la musica più importante del Novecento, altro che Beatles… dobbiamo tornare a noi, e non essere provinciali, scopiazzando all’estero».
«Ma la prossima volta voglio nascere qua, essere napoletano a tutti gli effetti».
Non erano frasi di circostanza; Dalla fu folgorato da quella vista del golfo dalla stanza di Caruso a Sorrento e cambiò da li il suo modo di comporre musica tendendo alla lirica. Fu una trasformazione intima ancor prima che artistica e per questo era davvero invaghito di Napoli e dei Napoletani, ripetendolo anche ossessivamente in ogni occasione e da ogni pulpito. La gelosia della parte putrefatta del paese non lo ha accettato e ne ha insultata la morte per togliersi il sassolino dalle scarpe.
Mi piace pensare che sia rinato da qualche parte qui intorno, come tu volevi. Arrivederci, Lucio.

Vergogna Bologna, vince in campo e perde fuori

Vergogna Bologna, vince in campo e perde fuori

Napoli saluta Bulgarelli e Dalla, Bologna invoca il Vesuvio

Angelo Forgione - Partiamo da un punto fermo: gli stadi non possono essere considerati una zona franca della società e lo dimostrerò più avanti. Detto questo, mi viene in mente il ricordo che Napoli dedicò a Giacomo Bulgarelli in una fredda serata di Febbraio del 2009. Due numeri 8 giganti rossoblù formati da una quarantina di ragazzi stesi a terra nelle due metà campo, applausi di tutto il “San Paolo” con il minuto di raccoglimento che fu onorato in quello stadio e non negli altri il giorno seguente. E poi striscioni sugli spalti. Da Bologna qualche corretto tifoso ringraziò Napoli, e qualcuno scrisse anche “noi sportivi rossoblù non dimenticheremo mai la grande umanità del popolo partenopeo”. Dopo tre anni, i tifosi azzurri erano a Parma a ricordare il bolognese-napoletano Lucio Dalla da poco scomparso con due vistosi striscioni e tanta commozione. “Te voglio bene assaje” e “Ciao Lucio” mentre “Caruso” risuonava in tutto lo stadio “Tardini”. E risuonò anche in piazza del Plebiscito la sera dell’inaugurazione delle World Series dell’America’s Cup quando Napoli volle salutare l’artista bolognese. Così come in tutti i palcoscenici napoletani dove gli artisti partenopei gli dedicarono un sentitissimo omaggio canoro.
Oggi, allo stadio “Dall’Ara” di quella Bologna dei due simboli Bulgarelli e Dalla, i tifosi bolognesi hanno pensato bene di indirizzare i soliti cori razzisti e blasfemi (povero San Gennaro!) contro i napoletani presenti e, peggio ancora, di esultare ai goal dell’Udinese segnalati sul maxischermo, di cantare a mo’ di beffa “‘O surdato nnammurato” così come avevano fatto già juventini e laziali.
10 e lode al Bologna per i valori di correttezza sportiva dimostrata in campo, 4 al Napoli per la prestazione, zero spaccato ai bolognesi sugli spalti che hanno offerto una brutta immagine della loro città mettendoci un livore immotivato e oltre le righe. Se oggi in tribuna ci fosse stato Dalla avrebbe certamente bacchettato i suoi concittadini che pure hanno festeggiato a fine partita sulle note di una sua canzone. Che non era la più celebre “Caruso”. Forse i bolognesi, oggi, cantando in lingua napoletana, volevano proprio omaggiare il cantautore di casa che divenne internazionale solo quando prese a comporre e a cantare Napoli, ad amare Napoli. Lui che voleva rinascere napoletano, da lassù si sarà sentito offeso. Qualcuno da Bologna ci spieghi il perchè di tanto accanimento, se c’è un motivo scatenante, e noi cercheremo di comprendere.
Ora non veniteci a raccontare come sempre che certe cose le fanno anche i napoletani. Si, lo sappiamo che a Napoli non ci sono i preti e le monache sugli spalti, ma il razzismo e l’ingratitudine disgustano, e se pure i napoletani ne siano mai stati responsabili, o lo saranno, sarebbero perdenti e stigmatizzabili come i tifosi del Bologna oggi. È il malcostume del calcio italiano che lascia l’amaro in bocca. E pensare che i bolognesi negli anni Ottanta erano al fianco dei napoletani e festeggiavano dai balconi lo scudetto virtualmente vinto nel ’90 dal Napoli proprio nella loro città. Segno che le cose, negli stadi così come fuori, sono sempre in notevolmente peggioramento.
Pensate che si parla solo di calcio? In questo caso riflettete su come siete assuefatti alla sottocultura italiana apprendendo che all’aeroporto “Marco Polo” di Venezia quattro passeggeri campani, correttamente in fila, si sono visti rifiutare l’imbarco con conseguenti offese e insulti. «Imparate a parlare italiano, se Napoli non ci fosse tutto andrebbe meglio», queste le parole al desk. Denuncia alla Polaria supportata dalle testimonianze di alcuni francesi, stupiti.
I viaggiatori hanno denunciato. Paolo Cannavaro, invece, ha perso un’altra opportunità per segnalare all’arbitro i cori “vesuviani”. Non fa più notizia, come i cori stessi. Ma solo quelli contro i napoletani, perchè la Fiorentina si è presa 15.000 euro di ammenda per i cori di discriminazione etnica indirizzati al serbo Ljajic.

Radio Padania: «Dalla è un’Italia che non ci piace»

Radio Padania: «Dalla è un’Italia che non ci piace»

anime nere col fazzoletto verde sulle spoglie del cantautore

Angelo Forgione - Sembra proprio che i leghisti lo facciano di proposito ad andare controcorrente pur di dare sfogo alle proprie pulsioni negative e farsi detestare ogni giorno un po’ di più. Ora è Lucio Dalla ad essere etichettato da defunto come “italiano, cioè non padano, simbolo di un’Italia che la Lega non vorrebbe”. Radio Padania, l’emittente ufficiale del carroccio, alla vigilia dei funerali, ha pensato bene di attaccare il cantautore scomparso all’interno della trasmissione “Arte Nord”, affidando il compito di dargli idealmente i gradi di terrone ad Andrea Rognoni.
«Lucio Dalla è (era – ndr) cantore delle esigenze e delle richieste che vengono dal Sud». La questione, secondo Rognoni, è di tipo razziale: «Il babbo era padano, ma la madre no». Insomma è da condannare «l’eclettismo un po’ fazioso e calcolato del cantautore mirato ad accontentare tutti i gusti del pubblico, specialmente quello del centro-sud, diverso dall’eclettismo di noi conduttori di Radio Padania che dobbiamo parlare di padanismo ma interessando il mondo intero senza faziosità». Ma quanta presunzione! Ma quanta sfacciataggine!

Rognoni cerca per ovvii motivi di smontare “Caruso“, la più famosa delle canzoni italo-napoletane nel mondo degli ultimi 25 anni con i suoi circa 9 milioni di copie vendute nel globo. «Quello che viene celebrato come il suo miglior pezzo risulta anche come il più stucchevole. È un calco di un’opera lirica (ma guarda un po che scoperta?! – ndr) su cui è imbastito un racconto legato alle note più struggenti tipiche italiane e italiote (musicalità napoletana – ndr)».
Secondo Rognoni, «Dalla è (era – ndr) corrotto da un punto di vista etnico e ideologico perchè figlio di quella cultura postsessantottesca, ha (aveva – ndr) una visione del mondo cattocomunista ed ecumenista» E cita esempi: «come ben si nota in “4-3-43″ e “il giorno che verrà” (ma non era l’anno? ndr), in cui c’è l’utopia del “faremo l’amore per intere settimane” (in verità intere settimane si sta senza parlare – ndr) per cui è più importante trombare che lavorare o dove Gesù Bambino è un figlio di p…».
A Dalla vengono perdonate, e chissà perchè, solo le canzoni ambientate al Nord, “Piazza Grande”, “Nuvolari” e “Milano”… «quelle scritte in Padania si fanno ricordare e apprezzare». Anche se, nella prima, quella parte in cui si parla di siciliani e tedeschi è da censura perchè sminuisce la milanesità della città.
Non c’è nulla da fare; alle anime nere proprio non riesce ad andare giù che l’Italia che conta, quella che riesce ad andare oltre le barriere del provincialismo leghista, è quella che sposa la cultura anche la cultura meridionale; quella dei musicisti che cantano in napoletano, che si fondono con la musicalità intensa e passionale del Sud. Alle anime nere non va giù che un rappresentante di Bologna possa avere avuto una madre pugliese e abbia dichiarato da vivo di voler rinascere napoletano in un altra vita. Alle anime nere non va giù che abbia amato tutto il Sud, il suo mare, le sue isole, e la sua città simbolo. Alle anime nere non va già che Sorrento gli voglia dedicare il porto, e che tutto il Sud ha sentito e sente Dalla come quell’amico dei meridionali quale era.
Rognoni vuol convincere e convincersi che le uniche cose buone di Dalla erano colorate di verde, dal padre alle canzoni dedicate al Nord. La verità è che Lucio della Lega se ne fregava altamente e le canzoni per Milano e per la sua Bologna erano scevre da sovrastrutture sociali, quelle tipiche di una squadriglia di ignoranti che fanno sfoggio di una tale povertà d’animo utile a  trascorrere intere settimane al lavoro senza fare l’amore. Poveri loro che farebbero meglio a sostituire il colore verde col nero delle proprie anime tristi e “rognose”.

Ciao Lucio!

Ciao Lucio!

Qui dove il mare luccica e tira forte il vento, su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento”.
Così inizia la famosissima “Caruso”, considerata un classico della musica napoletana contemporanea e italiana nel mondo. Oltre nove milioni di copie vendute in tutto il globo, è stata riproposta da grandi cantanti tra cui Julio Iglesias, Celine DionAndrea Bocelli Luciano Pavarotti.

Scritta dal cantautore bolognese mentre era in navigazione con la propria imbarcazione; in seguito ad un guasto, dovette fermarsi a Sorrento e soggiornò nello stesso albergo dove molti anni prima, nel 1921, morì il grande tenore Enrico Caruso. Durante la sua permanenza, i proprietari dell’albergo narrarono a Dalla gli ultimi giorni di vita del tenore: Caruso si era appassionato a una giovane donna a cui dava lezioni di canto.
Solo dall’incontro tra la sensibilità di un grande artista e i magici luoghi di Napoli poteva nascere l’ispirazione per la stupenda canzone.
Lucio Dalla amava sinceramente Napoli, più volte definita la città più bella del mondo. «Quella napoletana – disse - è la musica più importante del Novecento, altro che Beatles… dobbiamo tornare a noi, e non essere provinciali, scopiazzando all’estero».
Ciao Lucio!

Noa fa vincere Napoli al festival di Sanremo

Noa fa vincere Napoli al festival di Sanremo

«“Noapolis” è un omaggio alla vostra bellissima cultura musicale»

La serata di gala del Festival di Sanremo era battezzata col nome di “Viva l’Italia nel mondo”. E non poteva mancare la tradizione napoletana, portata sul palco del teatro Ariston prima da Lucio Dalla che ha accompagnato per mano i giovani Carone e Mads Langer sulle note di “Anema e Core”; veramente trionfante però con Noa che, su “Torna a Surriento”, ha prima duettato con Eugenio Finardi per poi dedicare un ricordo a Roberto Murolo con una toccante “Era de Maggio”Emozionante la cantante israeliana quando, rivolgendosi a Gianni Morandi e a tutta la platea nazionale, ha detto: «“Noapolis” è un omaggio alla vostra bellissima cultura musicale».
In conferenza stampa, l’artista aveva detto: «la musica Napoletana abbatte tutte le barriere del mondo, è un tesoro della cultura italiana». Sottoscritto da Finardi.