Una chiacchierata sul nuovo libro con Marco Esposito e i lettori

Venerdì, alle ore 19, anteprima del libro Dov’è la Vittoria al Little Square Cafè di Napoli, in via Sigmund Freud – “piazzetta Totò”, Rione Alto.
Un incontro… una chiacchierata con i lettori… in attesa delle presentazioni in libreria.

PROSSIMI APPUNTAMENTI
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venerdì 22/5: anteprima al Littel Square Café – Napoli
(ore 19 – con Marco Esposito)
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lunedì 25/5: la Feltrinelli Caserta – corso Trieste
(ore 18.00 – con Michele De Simone – Delg. prov. Coni)
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sabato 30/5 maggio: libreria IoCiSto Napoli-Vomero
(ore 19.30 – con Carlo Alvino)
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mercoledì 10/6: la Feltrinelli Napoli-Chiaia
(ore 18.30 – con Luigi Necco e Rosario Pastore)
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De Masi contro pizzaiuoli e finti creativi napoletani

Nel suo nuovo libro Tag, il sociologo Domenico De Masi attacca la creatività napoletana (un luogo comune) e i pizzaiuoli di Napoli, rei questi ultimi di non aver mai brevettato e industrializzato la pizza mentre ora sono «poveri nani» in mezzo a concorrenti giganti che vendono pizze napoletane in tutto il mondo.
Sul Corriere del Mezzogiorno, il dibattito sul pensiero del sociologo molisano al quale si oppone la mia risposta.demasi

Confronto regionali in Campania: Marco Esposito guadagna punti a Sky Tg24.

Brutto episodio ripreso dalle telecamere: lite tra Angelo Ferrillo e un avversario

Serata di confronto tra i candidati alla carica di Governatore della Regione Campania quella di ieri sera negli studi romani di Sky Tg24 e nel salotto all’aperto di piazza Trieste e Trento a Napoli. Salvatore Vozza, Valeria Ciarambino, Marco Esposito, Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca hanno risposto alle domande di Gianluca Semprini. Tanti i temi trattati: dalla disoccupazione al caso dei cosiddetti “impresentabili”, dalla camorra ai problemi della sanità. Un confronto col quale Marco Esposito e la lista civica MO si sono presentati al pubblico nel migliore dei modi, destando curiosità e interesse. Alla fine della serata, oltre al “voting” dei telespettatori che ha visto prevalere Stefano Caldoro, sono stati molto indicativi i pareri “tecnici” dei giornalisti nel parterre. Marco Esposito è stato il più convincente per Simona Brandolini del Corriere del Mezzogiorno, mentre per Paolo Russo de Il Mattino è stato il più chiaro anche per i ragazzini, in base alla testimonianza ricevuta dai figli. L’intero confronto è disponibile in podcast sul sito di Sky Tg24 (clicca qui).

Brutto episodio, purtroppo, oltre le transenne del salotto in piazza, parzialmente ripreso dalle telecamere. Durante l’intervento di Vincenzo De Luca sulla Terra dei Fuochi, si è sfiorata la rissa tra Angelo Ferrilo della lista civica “Mai più la Terra dei Fuochi” (apparentata con Stefano Caldoro) e Marco Rossano, candidato della lista civica MO!. Il tutto per questioni di visibilità del simbolo, a giudicare dalla testimonianza di Marco Rossano:
“Eravamo alle transenne, tutti a sostenere i propri candidati. Il gruppo di Ferrillo era molto folto e rumoroso. A un certo punto mi si è avvicinato il cameramen, che avrebbe inevitabilmente ripreso la bandiera di MO! che avevo in mano, con tanto di maglietta meridionalista addosso. Ferrillo mi ha spostato e si è messo tra me e la telecamera. Io gli ho fatto notare che non era un bel comportamento, e mi sono ripreso il posto alla transenna. Così Ferrillo mi ha spinto violentemente da dietro, e si vede vede benissimo nelle immagini. Io mi sono girato e gli ho detto che oltre a essere un venduto è anche ‘nu strunz… e lui ha insultato me e mio padre, che è morto. Quando gli ho fatto notare che mio padre non c’è più ha risposto «nun me ne fotte proprio». Allora sono arrivati altri delle nostre rispettive liste, i suoi lo calmavano mentre io mi sono allontanato per evitare di degenerare. Più tardi – racconta ancora Marco Rossano – Ferrillo mi è venuto a cercare e mi ha insultato con toni e atteggiamenti minacciosi… «ma chi sei, vatti a prendere il biberon»… mettendomi le mani addosso per provocarmi, sottolineando che lui non è un venduto ma semmai è l’assessore all’ambiente della Regione Campania. «Stai parlando con l’assessore all’ambiente», mi ha detto… «ti darebbe fastidio se Caldoro mi facesse assessore?». Io gli ho detto che un tempo lo apprezzavo e avevo partecipato anche alle manifestazioni che aveva organizzato, ma lui, con ancora più arroganza e protervia, ha cercato di umiliare la mia lista civica dicendo che non siamo nessuno, che Marco Esposito è un bluff, e che con il 3% non andiamo da nessuna parte, quindi dobbiamo farci da parte. Ferrillo ha fatto più volte intendere di avere un accordo sull’ambiente, e ci sono i testimoni. Ha continuato a provocarmi ma io non ho raccolto, ero tentato, ma non volevo dargli soddisfazione”.
Un triste episodio che deve far riflettere. Il dramma della Terra dei Fuochi e le tante morti che ha provocato e continuerà a provocare è un problema che non merita simili atteggiamenti.

Il gusto “Regno delle Due Sicilie” vince il GelatoFestival

Angelo Forgionegelato_5Domenica 17, alla tappa napoletana del GelatoFestival che si è svolta al quartiere Vomero di Napoli, ho avuto la fortuna di assaporare un prodotto veramente eccezionale: il gusto “Regno delle Due Sicilie”, un sensorial tour dalla Sicilia alla Campania, con pistacchio di Bronte, cioccolato di Modica, nocciola di Giffoni IGP e Arancia bionda di Sorrento.
Ideato e proposto dai simpatici Oreste e Marcella Mantovani, della gelateria Gelatosità di Napoli, il suo nome potrebbe indicare un giudizio di parte. Il fatto è che il festival prevedeva una gara tra tutti i gusti proposti dalle varie gelaterie, e il mio è stato solo uno dei tanti voti della giuria popolare che hanno decretato vincitore per plebiscito il gusto delle Due Sicilie, mentre la giuria tecnica premiava ex aequo il napoletano Marco Infante di Casa Infante con il gusto “Terramia” e Pina Moltierno di Caserta con il gusto “Desir Noir”.
La vittoria di tappa manda ora i fratelli Mantovani alla finalissima europea di ottobre di Firenze, ultimo evento del Tour 2015 che proclamerà il miglior gelatiere d’Europa. Il gusto “Regno delle Due Sicilie” ci sarà. Anche in gelateria, si spera.

C’è dell’azzurro nei cattivi pensieri bianconeri

Angelo Forgione – Sul profilo Facebook di Marco Storari, secondo portiere della Juventus, è spuntato un video dei festeggiamenti della Juventus nello spogliatoio dopo la partita contro il Real Madrid. All’improvviso (a 11 secondi) qualcuno pare gridare: “Napoli m…!”. Il video sta facendo discutere a tal punto che è stato cancellato dal profilo originale e ricaricato in formato ridotto, col taglio dell’urlo della discordia. La traccia audio è veramente poco chiara, ed è difficile commentare qualcosa di incerto, nonché inutile. Del resto, il video era privato, anche se Storari l’ha reso pubblico, probabilmente senza rendersi conto di ciò che aveva catturato. Il vero problema è semmai ciò che si sente ogni domenica in pubblico, e anche durante la settimana. Perché stupirsi se nello spogliatoio chiuso di una squadra italiana qualcuno esprime odio per Napoli o semplicemente il Napoli? È “normale” in un paese in cui la cultura sportiva è all’età della pietra. In un clima del genere, di cui è colpevole la Federazione (che sa punire Benitez per ciò che nessuno ha ascoltato e non sa punire i tifosi per ciò che tutti ascoltano), i napoletani si sentano fieri di essere nei pensieri della squadra più forte e vincente d’Italia, che le uniche finali perse in questi anni di rinascita post-Calciopoli le ha dovute cedere al Napoli. Solo due volte i bianconeri hanno dovuto guardare gli avversari alzare la coppa. Non c’è dubbio che la Coppa Italia 2012 e la Supercoppa 2014 brucino ancora nello spogliatotoi juventino, a prescindere dal presunto urlo nel ventre del Santiago Bernabeu. Ora, per i bianconeri, la finale di Coppa Italia contro la Lazio e quella ben più ardua di Champions, contro il Barcellona, l’altra squadra-nazione sullo scenario europeo… oltre al Napoli, ovviamente.

Benitez, l’ispettore federale e la percezione delle offese

Angelo Forgione – Monello Rafa! Benitez in punizione per aver detto “calcio italiano di m…” durante Parma-Napoli del 10 maggio. Frase condannabile, certo, ma chi sapeva che l’aveva pronunciata? Nessuno, proprio nessuno, almeno fino alla squalifica inaspettata. L’unico che ha udito è stato uno zelante ispettore federale, che ha messo a referto e inviato tutto al giudice sportivo Tosel, a mo’ di intercettazione telefonica. E così una frase senza alcun effetto tangibile, che nessun quotidiano e nessuna tivù aveva riportato, e senza alcun soggetto dichiaratosi offeso, è spuntata fuori all’improvviso, due giorni dopo, amplificata in maniera deflagrante. C’e n’era il bisogno? E non veniteci a dire che Ibrahimovic ha preso 4 giornate di squalifica per aver detto “Francia paese di m…”. Lo fece davanti alle telecamere, e se ne accorse tutta la Francia.
Benitez non ci sta, e in conferenza stampa dall’Ucraina non le manda a dire: “Sono sorpreso che hanno sentito la mia frase sull’ostruzionismo del calcio italiano quando i cori sul Vesuvio erano sempre lì. E’ strano non sentire qualcosa per tutta la partita”. E il problema è tutto qui. Già, perché, come previsto dall’articolo 11 comma 3 del Codice di Giustizia sportiva, per i cori di discriminazione territoriale, cioè razzisti, vige l’aleatoria “dimensione e percezione reale del fenomeno”, cioè la valutazione caso per caso dell’entità del fenomeno e la relativa capacità di raggiungere l’offeso. Cioè, se cento tifosi urlano “Vesuvio lavali col fuoco” non sono punibili, perché rispetto a 30mila persone risultano irrilevanti, anche se l’ispettore federale li ascolta. Tutto discrezionale e soggettivo, quindi non verificabile e pure influenzabile da pressioni esterne. In poche parole, nessuna sanzione certa. Se invece Benitez offende l’Italia e il suo calcio, da solo e senza che nessuno se ne accorga, è punito politicamente, non sportivamente, con una giornata di squalifica, anche se l’unico che l’ha ascoltato e l’ispettore federale.
Offendere Napoli si può, a pagamento, e a volte anche gratis se si tratta di “sole” cento persone. Offendere l’Italia e il suo calcio non si può, anche se a farlo è una sola persona. È tutto così assurdo.