Il panettone campano in trionfo

Angelo Forgione – Sostengo da anni l’eccellenza della qualità del panettone “made in Sud” anche in ottica di mercato. A qualcuno ho dato l’impressione di essere presuntuoso nel valorizzare un prodotto che non fa parte della tradizione napoletana e che per qualcuno sarebbe risultato comunque perdente rispetto al milanese d.o.c., ma nel mio modo di comunicare non esiste disinformazione e quando mi espongo è solo per conoscenza dei fatti, per approfondimento e per quella grande curiosità che mi porta ad interessarmi ad ogni cosa che riguardi il nostro territorio.
La Campania è un fiorire di rinomati panettoni di ogni tipo grazie alla straordinaria ricchezza di ingredienti che ne arricchiscono il sapore. E mentre quello nostrano vince nelle manifestazioni gastronomiche dedicate e sale all’onore delle cronache per l’insidia che sta portando al primato “lumbard”, chi scrive prenderà oggi il premio “Eccellenze del Sud” per aver sostenuto tra le tante anche questa causa sin dalla prima ora. Nella consapevolezza che la nostra terra ha sublimato il caffé, la pizza e il babà (per fare solo tre esempi) senza che fossero nati a Napoli. E poteva essere in grado di sublimare anche il panettone. Che resta milanese.

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3 thoughts on “Il panettone campano in trionfo

  1. Angelo, sono contento di queste nostre eccellenze e ho apprezzato molto il riconoscimento finale di un prodotto che non fa parte della nostra tradizione. In tutta sincerità, non capisco perché la pizza migliore deve per forza essere napoletana, al di là dei complotti leghisti, ma come concetto generale. L’utilizzo di nuovi ingredienti e farine, può comunque tradursi in un modo di migliorare un prodotto. Tutelare i nostri prodotti è un bene, ma per esperienza, costringere gli altri della bontà degli stessi, li rende semmai invisi e non apprezzati. Il punto è che quando uno straniero mi dice che va in Italia in vacanza (purtroppo spesso vanno al Nord, per i motivi che conosciamo) e sono ansiosi di mangiare la pizza italiana, io posso dirgli che la pizza è napoletana e che dovrebbe andare a Napoli per gustare l’originale, ma non posso dire che sia la migliore in assoluto. In un mondo di pizza amerciana, hawaiana (con l’ananas!), turca, ecc, dire che la nostra è la migliore è un atto di presunzione. Perché se è davvero così apprezzata nel mondo, dovrebbero già saperlo, altrimenti io posso solo “guidarli” nella direzione giusta.

    Se poi parliamo di caffè, è anche peggio, perché ce ne sono davvero di tanti tipi ed è inutile dire che quello napoletano è il migliore, quando spesso non sanno nemmeno usare la caffettiera! L’unica possibilità e farglielo assaggiare quando se ne ha la possibilità, ma anche allora, le abitudini diverse sono dure a morire. Lo stesso vale per certi italiani, che non sentono alcuna differenza da un mediocre Lavazza ed un ottimo Kimbo. L’intenditore capisce, l’ignorante no. Stessa cosa per la storia di Napoli. Faccio tanta propaganda, rischiando spesso di cadere nell’arroganza, perché, come dicevo prima, non si può forzare qualcuno ad apprezzare qualcosa. Le persone colte ci sono, per fortuna, e a Napoli ci vengono eccome, pur senza una grande pubblicità.

    In sintesi, diffondere la cultura di Napoli per riappropiarsi un ruolo dimenticato è un dovere per ogni napoletano, ma ostentare superiorità è deleterio.

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