Il degrado là dove nacque Caserta

la casa dove visse Luigi Vanvitelli nell’incuria

Angelo Forgione per napoli.com – La splendida reggia vanvitelliana ai piedi dei monti Tifatini è sostanzialmente l’origine della vita e dell’economia della città di Caserta che si muovono intorno ad essa. Prima della costruzione della maestosa residenza della corte borbonica il centro abitato era sin dal medioevo Casa Hirta, l’attuale borgo di Casertavecchia, a 401 metri sul livello del mare, che prende il nome dal latino Casam Irtam cioè “villaggio in altura”. Con l’avvento dei Borbone, attorno alla Reggia fu prevista la costruzione di una nuova città amministrativa che, seppur in maniera diversa dai progetti originali, nacque acquisendo il nome e le funzioni del borgo medievale.
Quando nulla esisteva, Carlo di Borbone acquistò per 489.343 ducati l’area della piana appartenente al duca Michelangelo Caetani Acquaviva dove idealizzò la Versailles di Napoli per estendere la capitale. Già da sola doveva essere una cittadella amministrativa, quella struttura polifunzionale che poi fu. Non una sfarzosa comodità visto che dei 1.200 vani soltanto 134 erano destinati alla famiglia reale. Il resto erano alloggi di corte, alloggiamenti della truppa, uffici amministrativi, la cappella e il teatro. Ma qualcuno, prima che il gran palazzo finisse, già abitò in quel pianoro quasi vergine dove esisteva solo un piccolo villaggio.
Carlo di Borbone pensò nel 1750 di affidare la direzione dei lavori all’architetto Nicola Salvi che da poco aveva stupito realizzando la splendida Fontana di Trevi di Roma affiancato da Luigi Vanvitelli. Ma le gravissime condizioni di salute del prescelto che andava incontro alla morte imposero un rifiuto che costrinse il Re a “ripiegare” sul grande amico e collaboratore di Salvi che si rivelò ampiamente all’altezza delle aspettative. L’architetto reggia_disegninapoletano di origini olandesi non progettò solo la Reggia, i giardini e l’Acquedotto Carolino ma anche la pianta dell’ordinata città (clicca su foto per ingrandire) da costruirvi intorno, con palazzi, strade e piazze. La partenza di Carlo di Borbone per Madrid e il successivo arrivo dei piemontesi fecero si che la Reggia fosse completata con qualche “taglio” e che la città disegnata dall’architetto dei Borbone nascesse in maniera casuale e disordinata. Dalla prima pietra posata il 20 Gennaio 1752 al 1819, anno in cui la nuova città fu dichiarata capoluogo di provincia, passarono sessantasette anni durante i quali attorno al colossale monumento sorsero gli edifici della nuova città, richiamando abitanti della zona e, soprattutto, quelli della vicina e vecchia Casa Hirta. Una delle prime palazzine fu proprio la casa di Vanvitelli, a cinquanta metri dalla Reggia sull’attuale Corso Trieste, che il grande architetto alternava alla dimora napoletana al Calascione a Monte di Dio. È il palazzo delle “quattro colonne”, abitato dall’architetto dal 1752 fino alla sua morte avvenuta nel 1773, comodamente vicino alla “real fabbrica” che lo impegnò per il resto dei suoi giorni. Un palazzo che oggi è fatiscente e senza il decoro che meriterebbe, ripulito per l’ultima volta nel 1973, anno bicentenario della morte di Vanvitelli. Il portone sulla strada, non a caso in stile neoclassico, è impresentabile e il cortile interno non sta certamente meglio. Il palazzo preesistente alla Reggia dove è nata la giovane Caserta Napoletana e ha vissuto il genio del neoclassicismo partenopeo meriterebbe ben altro.

 

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3 thoughts on “Il degrado là dove nacque Caserta

  1. .. Bisognerebbe far nascere un piccolo Museo nella casa del grande Architetto.. un museo che riceverebbe le visite dei turisti opportunamente informati della sua esistenza, è una cosa semplice semplice e porterebbe denaro, in un altra nazione sarebbe un ovvietà ma qui no.. ho sempre pensato che sarebbe bello vedere gli schizzi di Vanvitelli e tutto quello che apparteneva ai suoi giorni durante l’immenso splendido lavoro..

  2. Pingback: Il corno della discordia alla Reggia di Caserta | il blog di Angelo Forgione – V.A.N.T.O.

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