Quando i tunnel non facevano crollare Napoli

Angelo Forgione – Riviera di Chiaja devastata dai lavori del metrò. Palazzi che cedono, residenti sfollati, negozi chiusi, alberi in villa comunale che muoiono a causa dell’afflusso d’acque salate, acqua che invade la strada e la stessa villa ad ogni pioggia.
La pagina facebook di Cittadinanza Attiva ha pubblicato oggi una foto della cassa armonica allagata, povero monumento abbandonato. Lo realizzò Errico Alvino, lo stesso architetto che, tra il 1853 e il ’56, realizzò un tunnel borbonico per scopi militari, un traforo sotterraneo che congiunge il Palazzo Reale con Piazza Vittoria, passando sotto il Monte Echia.
Evidentemente, il sottosuolo di Napoli è pieno di cave di tufo e trafori, ma nonostante da circa 150 anni esista il tunnel di Alvino, non si sono mai registrati problemi di staticità degli edifici sovrastanti. Di grandi problemi, l’architetto borbonico ne trovò ma tutti furono risolti brillantemente con soluzioni a regola d’arte, compresi dei lavori idraulici per consentire il passaggio dell’acqua dell’antica “Bolla” a quote inferiori rispetto a quella della galleria. Soprattutto, il tunnel fu realizzato tenendo conto delle falde acquifere, cioè al di sopra e senza intercettarle. Tutto il contrario della galleria del metrò che di falde acquifere ne ha intercettate ben tre. E i risultati sono sotto gli occhi del mondo intero. È interessante notare che la visita all’originale percorso borbonico può deviare accedendo al traforo della “Linea Tranviaria Rapida”, scavato in occasione dei mondiali di Italia 90 e realizzato con l’impiego di cospicui fondi statali, con l’intento di collegare Piazza del Plebiscito con Fuorigrotta. Ebbene, quel progettò fallì perché intercettò la falda acquifera. Ora ci risiamo, mentre a quelli lì continuano a chiamarli retrogradi borbonici.

falde

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  1. Pingback: Addio agli alberi in Villa Comunale | il blog di Angelo Forgione – V.A.N.T.O.

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