Furto in Sardegna. L’Unione Sarda: “stile napoletano”

Furto con destrezza a Posada, nel Nuorese. Portati via tutti i pezzi della vettura di un centuaro locale, smontata mentre questi era altrove. Per L’Unione Sarda, il blitz dei ladri è “in pieno stile napoletano”.

Si invita alla protesta scrivendo al seguente indirizzo: unione@unionesarda.it

unione_sarda

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22 thoughts on “Furto in Sardegna. L’Unione Sarda: “stile napoletano”

  1. Il giorno 04/lug/2013 14:23, “il blog di Angelo Forgione – V.A.N.T.O.” ha scritto: > > angeloxg1 posted: “Furto con destrezza a Posada, nel Nuorese. Portati via tutti i pezzi della vettura di un centuaro locale, smontata mentre questi era altrove. Per L’Unione Sarda il blitz dei ladri “in pieno stile napoletano”. Si invita alla protesta scrivendo al seguen” >

  2. VERGOGNATEVI. Ho sempre ritenuto che un furto fosse tale ad ogni latitudine. Invece apprendo oggi che esiste uno stile napoletano che sarebbe diverso da quello che si usa dalle vostre parti. Del resto anche i sequestri di persona caratterizzano quelli che accadono da voi. Non avrei mai pensato che gente di cultura come voi giornalisti avrebbe scritto sta strunzata.CHIEDETE SCUSA. Il giorno 04/lug/2013 15:10, “Lorenzo Attolico” ha scritto:

    > > Il giorno 04/lug/2013 14:23, “il blog di Angelo Forgione – V.A.N.T.O.” comment-reply@wordpress.com> ha scritto: > > > > angeloxg1 posted: “Furto con destrezza a Posada, nel Nuorese. Portati > via tutti i pezzi della vettura di un centuaro locale, smontata mentre > questi era altrove. Per L’Unione Sarda il blitz dei ladri “in pieno stile > napoletano”. Si invita alla protesta scrivendo al seguen” > >

    • io non mi vergogno per colpa di uno e penso che non si vergognino neanche tutti gli altri sardi, al massimo ci vergognamo di un sardo che non si rende conto di cosa scrive !

  3. Se non lo avete mai fatto, mi permetto di suggerirvi l’ascolto di “Se io fossi San Gennaro”, una stupenda canzone di Federico Salvatore nella quale, tra le altre cose, l’autore denuncia lo sfruttamento di Napoli da parte di attori, artisti, cantanti napoletani e non.
    Tale ignobile sfruttamento è stato perpetrato anche da Curzio Malaparte e, successivamente dalla regista Liliana Cavani, a mezzo del libro e successivo film “La Pelle”.

    Tratto da Wikipedia, posto brevemente la trama del film:

    Napoli, 1944, seconda guerra mondiale. Tra miseria e macerie di una città appena liberata, Curzio Malaparte, capitano del Corpo Italiano di Liberazione, quel che resta del Regio Esercito, media tra gli Alleati e la popolazione di Napoli, dove tutto accade nonostante la vita continui.
    Prigionieri tedeschi venduti a peso, un carrarmato americano smontato in pieno centro da abili scugnizzi, quartieri dichiarati Off Limits ai soldati alleati, bambini dati dalle loro madri indigenti ai soldati nordafricani per essere posseduti, e tante altre scene di ordinaria follia bellica, la cui apoteosi sta nella tragica eruzione del Vesuvio.
    Il film termina con lo stupro di una fanatica pilota americana da parte dei suoi commilitoni e la scena di un romano festante travolto da un carrarmato alleato sulla via Appia. Un banale incidente per i militari, il segno di una tremenda sconfitta per il protagonista.

    Credo che lo scivolone della Unione Sarda derivi dalla memoria della scena del carro armato americano completamente smontato, in pochi minuti, dagli scugnizzi napoletani.

    Tratto da MyMovie, posto anche una significativa critica al film da parte di Gian Luigi Rondi Il Tempo:

    La pelle di Liliana Cavani è tratto dal romanzo omonimo di Curzio Malaparte. Cominciamo da quello. A rileggerlo oggi, vale ancora, e forse anche di più, il parere negativo con cui Emilio Cecchi bollò tutto Malaparte quando lo definì un “fabbricante di bolle di sapone terroristiche”. Malaparte lo pubblicò nel ‘49 per raccontare a modo suo come aveva partecipato alla liberazione di Napoli e di Roma insieme alla Vª Armata del generale Clark. Il tema era l’orrore dei vinti e gli abusi dei vincitori, rappresentato in una Napoli che, a differenza di quello che più o meno negli stessi anni ci aveva raccontato con estrema oggettività il nostro Neorealismo cinematografico, era stata popolata di tutto un ciarpame di fatti e di misfatti, alcuni veri, altri per la maggior parte inventati di sana pianta, con uno stile che era solo un pot–pourri di ispirazioni delle più disparate, dal dannunzianesimo all’espressionismo, dal barocco al surrealismo, con molte cadute nel romanzo d’appendice e con una sola, ben evidente intenzione, quella di mostrare che tutti (o quasi) gli americani erano stupidi, che gli italiani (soprattutto i napoletani) erano ignobili e che l’unico bravo, onesto, intelligente, raffinato era lui, Malaparte, ascoltato dai generali americani cui faceva lezione di buone maniere e di storia italiana, amato dalle principesse napoletane che seduceva con uno sguardo, rispettato imparzialmente da amici e da nemici perché tutti lo sapevano sempre nel giusto, dato che, come si diceva di Mussolini “aveva sempre ragione”. »

    • E’ tutto assolutamente vero quello che viene detto su Curzio Malaparte, eppure come non percepire lo stupore, l’emozione, la sorpresa che questo cinico e disincantato apolide esprime nel descrivere la trimillenaria cultura di Napoli e l’esplosiva natura che gli sta intorno?

      • Si, ma credo che ne “La pelle” abbia esagerato, esasperato ed estremizzato alcuni aspetti e fatti accaduti nella Napoli occupata dai liberatori americani.
        Alcuni fatti sono raccapriccianti; particolarmente quelli di prostituzione e di vendita di fanciulli, magari realmente accaduti, mi sembrano inverosimili così come descritti.

      • Caro Walter 56, quello che dici è assolutamente vero, ma nonostante ciò non si può negare che nella “Pelle” ci siano momenti in cui traspare la stessa incantata emozione che colpiva i viaggiatori del Gran Tour nel visitare Napoli. Come ad esempio nel brano seguente in cui Curzio Malaparte descrive il vino del Vesuvio. Raramente ho trovato parole altrettanto poetiche per descrivere un vino: “Un vecchio pescatore uscì dalla casa, e rivolto ai nostri amici, che in fondo all’orto discorrevano tra loro con fare misterioso, gridò che era tutto pronto. Credetti si trattasse della cena, e sedutomi a tavola accanto a Jack, empii di vino i nostri bicchieri. Quel vino aveva un sapore delicato e vivo, che sfumava in un aroma soavissimo d’erbe selvatiche: ed io riconobbi in quel sapore e in quell’odore il caldo respiro del Vesuvio, il fiato del vento sui vigneti d’autunno sorgenti dai campi di nera lava e dai monti deserti di cenere grigia, che si stendono intorno a Bosctrecase, sui fianchi dell’arido vulcano. E dissi a Jack:-Bevi. Questo vino è spremuto dall’uva del Vesuvio, ha il sapore misterioso del fuoco infernale, l’odore della lava, dei lapilli, e della cenere, che han sepolto Ercolano e Pompei. Bevi Jack, questo sacro, antico vino-.

      • Si, Mura29, hai ragione!
        Forse ezt stato il film dellaCavani a rendere un cattivo servigio al libro che io nn ho letto ma mi sono limitato alle recensioni critiche.
        Un abbraccio e forza Napoli
        walter rho

  4. puo essere che essendo il caldo i pezzi dell auto si sono andati a fare un bagno? walter concordo con la tua tesi grazie non la sapevo certo che offendere gli altri e diventato uno stile specialmente quando ce la complicita di uno stato che offende ogni giorno con la sua diffidenza e indifferenza un popolo che ha tanto da guadagnarci e poco da perdere …… vado a complimentare il giornalista

  5. non sei un giornalista serio ,non si generalizza mai,se sai per certo che sono stati dei napoletani dovevi scrivere “furto effettuato da 1,2,3,….napoletani”.stranamente io conosco tra napoli e provincia 16 .17 mila napoletani e ognuno ha uno stile ma nessuno ruba e sinceramente non riesco a capire come si puo’ tenere in azienda RAZZISTI

  6. Pingback: Anche Fabrizio Ungredda fa il botto.. | Chimidice -Video e documenti dal mondo...

  7. Giorno a tutti
    Cosa leggono le mie pupille 😯 Vorrei rispondere un po a tutti, perchè avete validi motivi per essere “incazzati”; ed avete pienamente ragione. In parole povere siete la conferma “confermata” di ciò che “noi” stiamo cercando di far vedere (da circa 3 anni a questa parte)a chi vive a Posada e non. Sono l’admin di -http://chimidice.wordpress.com/ e vivo e combatto a Posada questa povertà giornalistica locale che crea più danno che informare le persone: oltre altre “battaglie” sociali. E voi, che in questo blog esprimete democraticamente il Vostro pensiero ne siete la dimostrazione. Se mai vi interessa leggere altre colossali “pippe” sfornate da Goofys Posadini siete i benvenuti a chimidice… Da noi avete tutta la nostra solidarietà per l’accaduto.
    P.S. Admin, non me ne volere se non chiedo il permesso, sono quasi certo che ti faccia piacere … e poi, è troppo tardi: già fatto 💡 Questo post te lo ribloggo al volo… 😉 Sono dell’idea che le persone vengano prima, e pooooooiiiii le cose . La condivisione delle piattaforme è la “chiave” della rete e servono proprio a questo. Un saluto

  8. Come non ricordare a questo punto un grande Sardo, Il grande regista Sardo Nanni Loy, uno dei pochi che ha saputo raccontare con amore ed onesta di Napoli e dei Napoletani
    Un caro saluto a tutti

    • Grazie infinite, ragazzi!
      L’articolo è ben fatto!
      Da napoletano e, soprattutto, da meridionale, sarei immensamente felice se anche la ruggine calcistica, tra napoletani e sardi, venisse eliminata e che si riuscisse, invece, a fare sinergia contro il ladronesco potere della squadre del nord.
      Un abbraccio
      Walter

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