L’allegoria della Giustizia alla Reggia di Caserta

Angelo Forgione – La Sala di Astrea nell’Appartamento Ottocentesco della Reggia di Caserta, un tempo adibita ad “Anticamera per i Gentiluomini di Carriera, Ambasciatori, Segretari di Stato e di altre persone privilegiate” in attesa di accedere alla successiva Sala del Trono, prende il nome dal dipinto sul soffitto del francese Jacques Berger che raffigura la Dea della Giustizia, Astrea appunto, fra la Verità e l’Innocenza, mentre la Prepotenza, l’Ignoranza, e l’Errore si danno alla fuga. Si suppone che il pittore, tra i preferiti dal Re di Napoli Gioacchino Murat, si sia ispirato alla regina Carolina Bonaparte per connotare le fattezze di Astrea.
In questa sala, su uno dei camini, cattura l’attenzione l’altorilievo in stucco dorato di Astrea tra Ercole e il Regno delle Due Sicilie, già commissionato nell’ottobre del 1813 dallo stesso Murat allo scultore tedesco Konrad Heinrich Schweickle, che si rifiutò ripetutamente di realizzarlo, e poi compiuto nel 1822 da Domenico Masucci, professore onorario del Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, durante la restaurazione borbonica. È un’allegoria neoclassica di forte fascino identitario che presenta al centro Astrea con una astrea_2bilancia stretta nella mano sinistra e un archipendolo nella destra a simboleggiare la giustizia che governa il Regno. A sinistra, la figura mitologica di Ercole, abbigliato con la pelle di leone, che tiene con una mano una clava e con l’altra un giglio. La clava, simbolo farnesiano, e il giglio, emblema borbonico, rappresentano l’unione tra la parmigiana Elisabetta Farnese e il francese Filippo V di Borbone, re di Spagna, da cui nacque Carlo, capostipite dei Borbone di Napoli. A destra, la personificazione del Regno Due Sicilie: una donna con una corona turrita in capo (poi adottata anche come rappresentazione dell’Italia) su cui si erge il “Corsiero del Sole”, ovvero il cavallo sfrenato simbolo di Napoli, e nella mano sinistra lo scudo della Trinacria, simbolo di Sicilia. Dietro si scorge un cono di pigna, rappresentazione iconografica della ghiandola endocrina Pineale, quella che oggi chiamiamo Epifisi, un organo che riceve più sangue di qualsiasi altra ghiandola nel corpo, fondamentale per una maggior chiarezza mentale e una visione interiore (terzo occhio), ed è quindi segno di distinzione di un’élite spirituale.
(clicca sull’immagine in basso per ingrandire)

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3 thoughts on “L’allegoria della Giustizia alla Reggia di Caserta

  1. giusto per onor di cronaca, la fanciulla con corona Turrita è il simbolo dell’Italia almeno dal 1595, dove compare per la prima volta in una carta del Gastaldi inserita in Parergon, stampato ad Anversa. Quindi quel “poi adottato come simbolo dell’Italia” andrebbe cambiato in “già adottato da secoli come simbolo dell’Italia”. Per il resto statua bellissima.

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