Napoletani indifferenti? Offesa la memoria di Maurizio Estate

Angelo Forgione – Torno ancora sulla vicenda dello scippo sventato da Benjamin al centro storico, di cui  ancora si continua a parlare a distanza di una settimana. Lo faccio per aggiungere un altro contributo alla discussione, rivolto soprattutto a chi, con tanta superficialità, sostiene che i napoletani restino indifferenti agli atti predatori. Evidentemente ci si dimentica di Maurizio Estate, il ragazzo di 22 anni che il 17 maggio 1993 mise in fuga due rapinatori che, nel suo autolavaggio nella zona bene di via dei Mille, cercavano di rapinare l’orologio di un cliente. Li inseguì a piedi, di corsa, mentre loro erano in vespa e per poco non riuscì a mettergli le mani addosso. Li vide in faccia, e quello sul sellino posteriore gli urlò “bastardo, dovevi farti i fatti tuoi”. Mezz’ora dopo se lo ritrovò di ritorno a sparagli un colpo in petto. Oggi, a più di vent’anni da quel triste evento, i familiari di Maurizio sono orgogliosi del suo gesto e nessuno di loro pensa che Maurizio avrebbe dovuto farsi gli affari suoi. A via Vetriera, il luogo dell’omicidio, c’è una targa comunale su cui si legge “a Maurizio Estate che pagò con la giovane vita il suo altruismo con commossa partecipazione della cittadinanza e attenta memoria della circoscrizione – Il Comune pose affinché non diventi più tragico eroismo un gesto di naturale solidarietà”. Bastava ricordare Maurizio invece di chiamare in causa Salvo d’Acquisto e gli scugnizzi delle Quattro Giornate. E invece, in questa settimana di caos mediatico nessuno ha parlato di lui, neanche il sindaco De Magistris, che avrebbe fatto bene a ricordarlo quando, giustamente, ha accolto Benjamin a Palazzo San Giacomo.
Chi giudica i napoletani per certi comportamenti li offende due volte, perché sono proprio loro le prime vittime dell’assenza di Stato e occupazione. E, spesso, della cattiva informazione.

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2 thoughts on “Napoletani indifferenti? Offesa la memoria di Maurizio Estate

  1. Non riuscivo a comprendere il perchè di tanto “odio” contro i Meridionali e i Napoletani in particolare…un “odio” che si respira in tutte le salse, ovunque, anche in televisione e sulla carta stampata. Non è questione di cultura o di semplice educazione. La risposta l’ho ottenuta leggendo con attenzione il testo del filosofo Erich Fromm dal titolo “Psicoanalisi dell’amore”; parla di necrofilia e biofilia, indaga sull’essenza della natura umana, definibile come contraddizione inerente alla stessa esistenza in quanto sede di un dilemma tipico, relativo alle scelte fondamentali: la scelta che porta l’uomo verso il bene e la vita (biofilia) e quella che lo spinge al pure amore di distruzione e di morte (necrofilia). Quell’odio per la vita che nel nostro secolo si è espresso tragicamente nel nazismo ed oggi è presente in Italia in alcuni partiti. Naturalmente vi sono vari livelli e sfaccettature, la cosa che accomuna tutti i necrofili è il bisogno di stare in gruppo con un capo che li guida, non importa dove, anche verso l’autodistruzione. L’obiettivo è distruggere economicamente, moralmente e se possibile anche fisicamente il nemico con tutti i mezzi, non ultimo quello della menzogna.

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