Finale Coppa Italia, fischi e arena

entrambe le tifoserie pronte a coprire l’inno cantato da Alessandra Amoroso

Angelo Forgione – Discriminazione territoriale, dirigenti che pretendono che i propri tifosi possano continuare a gridare “Napoli colera”, telecronisti con tesserino di giornalista che, anziché condannare la pericolosità di certe manifestazioni, stimolano in diretta le istituzioni del calcio ad accontentare i tifosi che non gradiscono la norma e giornalisti Rai che invitano a riconoscere i napoletani dalla puzza. E poi verità storica, dilagante come il fiume in piena che riempie le strade di Napoli per chiedere le bonifiche nella “Terra dei fuochi”, lavoro al Sud in erosione come una roccia nel mare, grandi città meridionali che continuano a svuotarsi del miglior materiale umano, travasandolo nell’altra parte del Paese. E ancora, politica che ha cancellato completamente dal dibattito nazionale la “questione meridionale”, come se ormai faccia parte del nostro percorso comune – e lo fa, perché l’Italia l’ha creata e non ci pensa proprio a risolverla – e perciò dobbiamo tenercela insieme alle mafie, che di fatto se le tiene la politica per scopi elettorali, mentre al Sud sofferente lascia i picchi tumorali di Caserta e Taranto, e fermiamoci qui che è meglio. Napoli se la passa sempre peggio, il Sud continua a non passarsela meglio di Napoli, il Nord non se la passa più bene come prima.
Hai voglia a dire che mischiare il calcio con la politica è sbagliato. Andateglielo a dire ai napoletani, quelli che non ci stanno a vedere la gente morire di tumore per i rifiuti tossici. Andateglielo a dire a quelli per cui il calcio è una passione e che non hanno nulla a che vedere con coloro che espongono lo striscione “Napoli colera, ora chiudeteci la curva” per rivendicare il diritto ad essere offesi, perché quelli l’offesa la vogliono ricevere, altrimenti che gusto c’è a reagire? Andateglielo a dire a quelli che domani, prima della finale di Coppa Italia, fischieranno l’inno nazionale, come due anni fa e come il 15 ottobre scorso in occasione di Italia-Armenia al San Paolo, quando furono esposti striscioni del tipo “Col sorriso sulla faccia, col veleno nei polmoni, i bambini della terra dei fuochi non vogliono morire”. Andateglielo a dire a quelli che prima non ci pensavano proprio a manifestare dissenso in modo così violento, mentre ora gli riesce spontaneo.
Fischiare un inno è irrispettoso, che sia il proprio o quello altrui. Ed è irrispettoso nei confronti di chi in quell’inno crede e per quello si emoziona. Ma il perbenismo non abita negli stadi, dove razzismo e offese eclissano totalmente ogni valore educativo dello sport. Come si fa a chiedere ai tifosi l’educazione in un Paese maleducato che non rispetta la dignità umana, che segue un corso politico privo di rispetto del voto dei cittadini, che viola in ogni modo la propria Costituzione e spreme il popolo invece di servirlo?
Ormai è chiaro, leggendo qua e la, che i fischietti sono già pronti, e chi non ce li ha si prepara a inumidire pollice e indice tra le labbra. Fischieranno anche i fiorentini, da sempre nemici storici della Nazionale e ancor più ostili dopo il fallimento viola del 2002 imputato alla FIGC. Lega, Federcalcio, Ministero degli Interni e Rai temono, e pensano a misure per evitare la figuraccia in eurovisione come in passato si provò a fare in Spagna per zittire (inutilmente) catalani e baschi. Alessandra Amoroso, la cantante che non sta nella pelle per l’onore e l’onere, sarà costretta a imbroccare le giuste note tra i sibili, ma forse non ci resterà male come Arisa, che fu colta di sorpresa e pensò che i napoletani ce l’avessero con lei. Ne scaturiranno le solite immancabili polemiche, il premier Renzi stigamtizzerà con sdegno insieme a tutte le altre alte cariche dello Stato. I benpensanti non si sforzeranno di comprendere la causa e si eserciteranno a condannare l’effetto. Ma stavolta, rispetto a quanto accadde in occasione della finale 2012, nessuno potrà cadere dalle nuvole. Basta, per restare al mondo del calcio, la sola opposizione dei dirigenti di Juventus, Milan e Inter e di altri addetti ai lavori al tentativo, già tardivo, di punire il vilipendio di Napoli che negli stadi dura dal 1973, con la già ventilata modifica delle norme sulla discriminazione territoriale a fine stagione.
C’era un tempo in cui la Nazionale italiana correva al San Paolo per trovare entusiasmo e  calore. Quel tempo non c’è più. L’Italia trova difficoltà pure a giocare a Napoli e si nasconde, come Napolitano a Capodanno. Nulla accade mai per caso.

Angelo Forgione e Gennaro Iezzo sui fischi del 2012

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One thought on “Finale Coppa Italia, fischi e arena

  1. Salve, quello che è accaduto ieri non è uno di quegli eventi casuali legati alla violenza isolata di qualche malato mentale, è il frutto di anni di sistematico razzismo contro i Napoletani. Inoltre quello che è accaduto è il simbolo dell’intera annata, condita da insulti contro i Napoletani in ogni stadio d’Italia anche quando la partita non riguardava il Napoli. Tutto perfetto, matematico, scientifico: la vittima non è stata un fiorentino e nemmeno un romano, guarda caso un Napoletano, al culmine di una stagione in cui non si è fatto nulla e nulla si farà per affrontare il problema. Perchè anche chi sarebbe addetto a risolvere il problema si occupa di esso solo perchè DEVE occuparsene ma non perchè ha a cuore il problema e sente come priorità nazionale quella di ristabilire una giustizia (se non sociale a causa delle disparità geografiche) almeno ideale creando serenità e senso di coesione tra i cittadini italiani. Oggi a Roma (vivo a Roma per lavoro) in una chiesa ho ascoltato cose inqualificabili (“hai visto hanno trovato un capro espiatorio al massacro tra camorristi? un tifoso della Roma” “solo col morto sanno vincere la coppa”) e questo in una chiesa del centro si Roma, prima di una messa. È inutile discutere di intervenire, non c’è interesse, manca la volontà, i Napoletani non valgono niente, sono camorristi, è giusto ammazzarli per strada, così come è giusto riempire il territorio campano di rifiuti tossici arricchendosi e destinando alla porte migliaia di cittadini ignari, la cui voce di protesta viene soffocata dalle forze dell’ordine. È tutto giusto, inutile discutere con chi è convinto di essere nella ragione. È tutto inutile, lo sappiamo tutti, chi è razzista e non vuole cambiare e non cambierà e chi chiede giustizia nazionale, giustizia storica. A questo punto diamo ragione ai razzisti, firmiamo un documento, rinunciamo alla cittadinanza italiana, mettiamo un muro intorno alla regione e stiamocene per i fatti nostri. È possibile essere obbligati a essere italiani quando non ci vogliono? È giusto tutto ciò. Andiamocene amichevolmente, sicuramente noi Napoletani abbiamo tutto da perdere, stando a quanto dicono i razzisti visto che viviamo alle spalle del resto d’Italia. Conviene prima a loro. Ma ricordiamoci tutti che la storia è una ruota che gira sempre……. Sicuramente ad oggi i Napoletani non hanno nulla da perdere lasciando l’Italia, ma forse guadagneremmo in dignità.

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