Il teatro di Eduardo De Filippo in Grecia raccontato da Georgios Katsantonis

katsantonis_2Angelo Forgione – A trent’anni dalla sua morte, Eduardo De Filippo continua ad essere tradotto e rappresentato all’estero. Anche in Grecia, dove le sue commedie hanno interessato i registi locali (Karolos Koun su tutti) che le hanno rese famose. Soprattutto Filumena Marturano, Questi Fantasmi, Napoli Milionaria, Le voci di dentro, Il sindaco del Rione Sanità, Sabato, Domenica e Lunedi e Gli esami non finiscono mai.
L’opera eduardiana è oggi raccontata in terra ellenica da Georgios Katsantonis, ventiseienne ricercatore laureato in Studi Teatrali presso l’Università degli Studi di Patrasso (Dipartimento degli Studi Umanistici e Sociali), in seguito ammesso al corso di Master di II livello in “Letteratura, scrittura e critica teatrale” afferente alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, dove ha conseguito il master e si è laureato con la votazione di 110 e lode. Già curatore dell’edizione critica del teatro eduardiano in Grecia, Georgios ha pubblicato di recente il saggio critico Le opere di Eduardo De Filippo sul palcoscenico greco, pubblicato su Ilmiolibro.it (Feltrinelli editore), tratto dalla sua tesi di laurea.
Katsantonis, che non era ancora nato quando De Filippo morì, ha investito sulla figura del drammaturgo napoletano per approfondire lo studio della letteratura teatrale italiana, senza fonti bibliografiche sull’argomento, e ha poi deciso di pubblicare i suoi studi in un libro, in modo da presentare per la prima volta uno scritto sulla fama di Eduardo De Filippo in Grecia.
Il percorso di ricerca si snoda su tre assi portanti: Teatro d’Arte di Karolos Koun, Teatro Nazionale Greco (Atene) e Teatro Nazionale della Grecia del Nord (Salonicco). Lo studio si conclude con la postfazione scritta dal traduttore di Filumena Marturano, Errikos Belies, il quale spiega la funzione linguistica rispetto alle peculiarità lessicali, le macchie caratteristiche napoletane e le battute parentetiche che acquistano un accento esclusivamente teatrale in napoletano ma non possono avere risonanza espressiva in greco.
katsantonisL’autore ritiene Napoli “un luogo molto privilegiato e significativo nell’ambito della letteratura teatrale”. «È una città – afferma il ricercatore – che riesce a mantenere viva una tradizione che supera i confini italiani. È inevitabile che chi studia teatro rimanga affascinato dallo splendore del teatro tradizionale napoletano. Ho fatto un viaggio in Italia nel 2010, mentre seguivo corsi di lingua e cultura italiana, e me ne sono innamorato. Mi ritengo privilegiato per poter respirare l’arte e la cultura Italiana. L’italia è la mia seconda patria, un paese bellissimo, in cui ogni pietra è carica di simboli e di storia. E Napoli mi ha affascinato moltissimo. Era una destinazione vista in fotografia, quasi proibita a causa dei pregiudizi che girano riguardo al Sud-Italia. Il Meridionale, invece, ha bellezze naturali e archittetoniche indescrivibili. Napoli è un palcoscenico vivo, dove si rappresentano scenari magici, esattamente come le opere di Eduardo De Filippo. Non è una città italiana né europea, ma ha una valenza universale. Riesce ad esorcizzare lo spettro della miseria sull’aroma del caffè, sul panorama del Vesuvio, e questa bellezza diventa una tavolozza di un pittore intento a ritrarre un paesaggio pittoresco. Napoli è un luogo sfaccettato dell’anima che tiene lontana la noia, e per questo la amo profondamente.»

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