Zimbabwe napoletano a Roma. Ma è solo la tv nazionale dei meridionali emigrati.

Angelo Forgione E dunque, dopo l’irpino Michele Criscitiello trapiantato a Milano e il suo formidabile titolo “Napoli, emergenza rifiuti”, per il passante trasteverino dall’accento romano contaminato, intervistato dal lucano Rocco Cillo per il solito Tg5, quella sfregiata dai rifiuti non sembra Roma ma lo Zimbabwe o Napoli. Il signore sicuramente non è mai stato né ad Harare né a Napoli e, statene certi,  parla per stereotipi, perfetti per un “tiggì” che con una frase del genere, nel paesiello delle etichette, ci fa un mezzo scoop. Ricordate l’omicidio di Ginevra raccontato dal leccese Bartolomucci che intervistava una sudamericana? Ricordate quando lo stesso Bartolomucci rimproverò un napoletano che commentava la voragine di Firenze?
Vi racconto qualcosina. Ieri, con un amico, accompagnavo per Napoli due turisti di San Pietroburgo in viaggio di piacere nella pulita e luminosissima Napoli, dove non erano mai stati. Erano stati però un po’ dappertutto in Italia, anche a Milano, dove gli avevano raccontato che Napoli era sporca e brutta, e che nulla vi fosse da vedere. I turisti russi mi dicevano: «Ma che bugie raccontano? Napoli è bellissima. E non si può dire che è sporca». criscitiello_rifiutiE poi ho raccontato loro degli storici scambi culturali e commerciali tra Napoli e San Pietroburgo, dell’architetto napoletano Carlo Rossi che ha portato il neoclassicismo vanvitelliano nella loro città, come ha fatto Giuseppe Piermarini a Milano; ho raccontato dei cavalli di bronzo (cavalli russi) donati dallo Zar Nicola a Ferdinando II, identici a quelli sul ponte Anichkov; ho raccontato delle forniture di pregiato grano duro Taganrog che lo Zar mandava a Napoli dalle zone cerealicole del Mar Nero, miscelato col grano Saragolla delle Puglie per dare il via alla produzione della grande pasta di Napoli; ho raccontato dei musicisti della Scuola Napoletana del Settecento fortemente richiesti a San Pietroburgo. Non sapevano nulla, perché i media fanno quello che fa il Tg5, e ne sono rimaste affascinate. Però sapevano che la Scala è il cuore della cultura italiana, e per questo l’hanno visitata, restandone delusi perché «troppo semplice». A fine giornata un messaggio dei turisti russi ringraziava i due occasionali ciceroni napoletani: “gli italiani (napoletani) più intelligenti che abbiamo conosciuto”. Magari ora potranno vistare anche Harare. La mia giornata culminava nella festa per la promozione dell’Afro-Napoli, tra ragazzi di colore e in uno splendido clima di integrazione.

All’ascolto di certi messaggi distorti e amplificati, la reazione dei turisti che decidono di “avventurarsi” a Napoli è sempre la stessa: stupore! Stupore per la netta distanza tra la narrazione mediatica e la realtà vissuta in prima persona.

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