Tavecchio: «Con il rispetto per Roma e Napoli, bisogna contrapporre Milano a Torino»

Il numero uno della Figc, Carlo Tavecchiointervistato da Giovanni Capuano per Radio 24 (Milano), alla domanda «quanto può resistere il calcio italiano, in un momento di stasi, senza le due milanesi ad alto livello?» ha risposto così:

«Il calcio italiano non è in fase di declino ma abbiamo la carenza da recuperare di Milano, che è non soltanto la città ma anche la Lombardia. Milano, con la sua storia, non può essere assente da un palcoscenico dove, con tutto il rispetto di Roma e Napoli, Torino ha una superiorità dal punto di vista dell’organizzazione e della cultura della vittoria.
Una Juve forte è importante a livello internazionale, ma vedremo presto se quello che sta avvenendo a Milano produrrà quello che deve produrre».

“Quello che deve produrre”. Insomma, per il garante di tutto il calcio italiano, lombardo di Ponte Lambro, solo Inter e Milan possono fare quello che non può riuscire a Roma e Napoli, le grandi del calcio “meridionale”, ovvero contrastare il dominio juventino. La competizione, insomma, dev’essere Torino-Milano, non Nord-Sud (Sud-Sud è eventualità impossibile). Tavecchio indica tra le righe dov’è la vittoria, e tutto sembra normale.
La storia di cui parla il presidente federale è quella di chi ha costruito i propri successi sulla forza del Triangolo industriale, orfano dal dopoguerra di Genova (prima vincente col Genoa), ma sempre vivo nei trionfi dell’asse Torino-Milano. La cultura della vittoria di quelle squadre è nata sullo squilibrio territoriale, da cui anche quello calcistico, tra il Nord e il Sud.
Le parole di Tavecchio confermano, ancora una volta, la mentalità settentrionale che non prevede sviluppo meridionale, in nessun campo, neanche in quello calcistico. È evidentemente ancora vivo il retaggio della FIGC anteguerra, quella che non consentì al movimento meridionale di crescere e che discriminò le squadre del Sud fino all’intervento coatto del regime fascista.
Tavecchio dovrebbe chiedersi perché, secondo un freschissimo studio di Ipsos e StageUp, il Napoli è la squadra italiana che negli ultimi 5 anni ha guadagnato più tifosi, con un incremento del 61%. E dovrebbe ringraziare almeno il club azzurro, di proprietà italiana, che è diventato un modello di gestione sportiva, che va in Europa da sette anni ininterrotti a fare anche belle figure pur rappresentando il territorio più povero del Continente (il Sud-Italia) e che è al posto 16 del ranking UEFA per club, mentre il Milan è al 41 e l’Inter al 43. Lo scorso anno, il Napoli ha chiuso il campionato a 82 punti, proprio record, quanti ne fecero l’Inter e il Milan che vinsero lo scudetto nel 2010 e 2011, prima dell’esplosione delle aspirazioni di Andrea Agnelli, e se non ha primeggiato è solo perché ha trovato l’assatanata Juventus dei record.  Con Milan e Inter al posto di Napoli e Roma, negli ultimi anni, la Serie A in Champions avrebbe fatto qualche figuraccia in più. Se quelle squadre dovessero riuscire a scalzare Napoli e Roma in futuro, sarà perché i cinesi avranno speso bene i loro soldi, non per chissà quale diritto storico acquisito. I Berlusconi e i Moratti, la recente classe imprenditoriale meneghina, ovvero la storia che ha fatto grandi le squadre milanesi, non era più all’altezza.
Era relatimente noto che Tavecchio fosse tifoso dell’Inter. A questo punto è evidente per chi parteggi la FIGC. Una città, anzi due. Dal 1898, non è cambiato granché.

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