Tra Aurelio e Gonzalo, i napoletani in mezzo

Angelo Forgione Ma cos’è questa faida tra Higuain e De Laurentiis con una clausola di 90 milioni in italia e 94 in Europa, alta, altissima, che nessuna società del calcio italiano avrebbe potuto pagare? Neanche la Juventus, se non avesse preso i 120 milioni di Pogba. Ne ha guadagnato il Napoli, perché un calciatore alla soglia dei 30, a quella cifra, non può lasciare rimpianti. Ne ha guadagnato Higuain, che ha avuto la squadra che voleva.
Bisogna mettersi il cuore in pace: a Napoli, che è un club italiano, i calciatori che esplodono non possono rimanere. Cavani, Lavezzi, Higuain, e poi magari Mertens e poi ancora chi verrà dopo. Più il Napoli sarà a certi livelli – e per fortuna – e più il suo patrimonio tecnico sarà nelle mire del calcio più ricco. Bisogna conoscere i limiti del club. Non li conosceva Higuain, evidentemente, quando, chiamato da Benitez, lo preferì alla Juventus lasciando il Real. Giusto un anno fa, dopo gli isterismi di Udine, frate Nicolas diceva che la famiglia Higuain aveva capito che vincere a Napoli è quasi impossibile.
I fischi, per Gonzalo, erano meritati. Non perché sia andato ma per come se ne è andato. E ora punta il dito platealmente. Robaccia, robaccia davvero; reazione a una insostenibile pressione da parte di chi cerca di riabilitarsi scaricandola sugli altri. E qualcuno pure ci casca.
Crediti pregressi? Rosa non competitiva? Altre ragioni? Tutto plausibile. Resta il fatto che alla fine tutto era nelle mani del calciatore, al quale spettava l’ultima parola. Arrivò la Juventus e lui disse sì. Mettiamola così: il presidente l’ha costretto ad andarsene? Lui ha scelto dove andarsene.
Voleva, Gonzalo, vendicarsi di qualcosa? L’ha fatto nel peggiore dei modi, fregandosene di una città intera, dei tifosi, sposando i colori più detestati e andando via come un ladruncolo nella notte, senza un saluto alla gente e al suo mentore-allenatore. E poi sono iniziate le ritorsioni, le frasi dette e non dette, le provocazioni di frate Nicolas, le pizze argentine e le facezie di ogni tipo, l’apprezzamento per la “bella e tranquilla” città di Torino. «Quando si cambia squadra lo si fa per trovare felicità, come successo a me. Non mi sono pentito», ha detto solo due giorni fa il Pipita. Era così tanto infelice costui, a Napoli?
Dopo l’apoteosi dei 36 goal e l’improvviso addio avrebbero dovuto raccontarci la verità e mai mettere Napoli e i napoletani in mezzo alla brutta faida. E meno male che questa tre giorni è passata, e che Gonzalo in riva al golfo più bello del mondo non ci tornerà per un bel po’. Che nausea!

Sarri-Higuain: il Napoli più forte della storia

Soccer: Serie A; Atalanta-NapoliAngelo Forgione Napoli in Champions League, direttamente e senza dubbi. Cala così il sipario della stagione della rimozione delle macerie lasciate dall’inatteso terremoto Benitez, sotto le quali era finito anche il calciatore che lo spagnolo aveva portato a Napoli dalla sua Madrid. Sembrava al capolinea l’avventura di Higuain all’ombra del Vesuvio, pronto a rinascere altrove. Pareva prospettarsi un ridimensionamento delle ambizioni azzurre, ancora costretti agli spiccioli dell’Europa League e alla scelta di un allenatore con cui crescere insieme nel tempo. Spuntò Maurizio Sarri dalle fortune della provincia toscana, e fu insospettabile alchimia con lo sguardo spento del Pipita, riacceso insospettabilmente unitamente alle attese del patron De Laurentiis e del suo nuovo braccio destro Giuntoli, cavato dalle buone sorti di un’altra provincia, quella emiliana.
Tutto apparentemente vicino al tracollo quando, ai primi giri di giostra, il nuovo umile Napoli arrancava nelle retrovie della graduatoria e l’insindacabile Sovrano, da Dubai, puntellava l’auspicio del cambio di rotta tecnica che veniva da buona parte della piazza. «No, il signor Sarri non è da Napoli… gli hanno fatto un regalo di compleanno enorme», sentenziò Maradona. La squadra continuò ad applicarsi attorno al suo tecnico, protetto dalla dirigenza, in silenzio e con certezza del lavoro intrapreso. E iniziò la scalata, fino al titolo platonico d’inverno, alle scuse del sommo campione e ai festeggiamenti ad ogni fischio finale sulle note del nuovo coro che andava velocemente ad eclissare (purtroppo) il canto identitario de ‘O surdato nnammurato.
Gioco spumeggiante, calciatori recuperati e patrimonio rivalutato a tempo di record. E profumo di scudetto crescente, fino alla sfida della stagione alla Juventus in quel di Torino, controllata a vista senza troppi timori ma persa per gli atavici limiti caratteriali, mostrati con maggior evidenza dopo il traumatico sorpasso, fino a mettere a rischio anche il secondo posto, mentre Higuain continuava a timbrare goal a raffica. Provato nella tenuta nervosa anche il bomber, e incappato in terra friulana nelle trappole dei direttori di gara. Tre partite al rosso e anche i suoi personali obbiettivi travolti dal dubbio e dalla paura di non essere raggiunti.
Al traguardo, il Napoli non ha vinto il tricolore ma ha centrato la qualificazione diretta in Champions, evitando una programmazione e una preparazione incerte. L’onere tocca alla Roma, favorita della vigilia insieme alla Juventus ma ora sfavorita dalle statistiche delle italiane ai preliminari europei, e non sarà semplice evitare a bianconeri e azzurri di dividersi il tesoretto Uefa del market pool destinato alla Serie A. Al traguardo, Higuain non ha vinto la Scarpa d’Oro, finita ai piedi di Suarez, che di centri ne ha colti 40 in 35 presenze, là dove di goal se ne producono in quantità industriale. Gonzalo ha toccato quota 36 in Italia, davanti a Cristiano Ronaldo (35) e però anche davanti a Nordahl, che il record assoluto italiano di 35 reti in 37 partite a girone unico lo deteneva da 66 anni. È un primato storico, targato NA, strappato con giusta soddisfazione a uno dei grandi club del Nord. È la magia del destino che lega gli argentini alla maglia azzurra e alla città che, più di ogni altra, li fa sentire a casa per natura. Il goal numero 36 di “Sudahl”, come in una favola, sotto la pioggia e tra i compagni che lo cercavano, è il più degno suggello d’autore, l’invenzione che è nell’aria e che solo i predestinati vanno a cogliere, la pennellata d’artista che cancella tutto e tutti. Il fromboliere sale sulla vetta e corre a prendersi l’abbraccio dei compagni, a darlo al suo allenatore, il vero segreto dell’Higuain più forte di sempre, venuto via da Madrid per sentirsi re. C’è riuscito.
Sì, la Juventus dell’ambizioso Andrea Agnelli ha portato a casa l’ennesimo tricolore partendo male ma poi volando sulle proprie capacità e sulle sue “fortune” storiche. Solo tal muro di sport e potere ha precluso al Napoli 2015/16 la vittoria raggiunta da quello di maradoniana memoria. Eppure è stato il Napoli più produttivo della storia, e lo dicono il gioco e i numeri. La media punti, di 2.15 a partita, è la più alta di sempre, superiore anche a quella del Napoli scudettato del 1989/90, a quota 2.11 nella conversione dei tre punti per vittoria. Silenziosamente, così Sarri, facendo meglio di Bigon, Mazzarri, Bianchi e Vinicio, ha dato la sua risposta all’insindacabile e insindacato mito che l’aveva bocciato. In modo più roboante, invece, Higuain ha ereditato lo scettro di Re di Napoli, facendo dimenticare Cavani (e non era facile) e Lavezzi. Gonzalo molto più vicino a Maradona che altri grandi fuoriclasse della storia azzurra. Di fianco al Pibe de oro, per goal segnati all-time, si accomoda Marek Hamsik, sfruttando la sua napoletanità di adozione: 9 stagioni partenopee e 81 reti.
Non è necessario essere vincenti per lasciare il segno nello sport, e ne sa qualcosa l’Olanda di Crujiff. Per l Napoli, si tratta della sesta volta nella sua storia al secondo posto. Si tratta del sedicesimo podio della vita sportiva azzurra. Si tratta della settima partecipazione consecutiva alle competizioni europee, record nazionale in fieri. Si tratta di un club che, al netto dei limiti caratteriali del suo proprietario e delle carenze strutturali interne ed esterne, è ben assestato nell’élite del Calcio italiano ma anche in quello europeo, molto più solidamente del Napoli di Ferlaino sotto il profilo finanziario. Eppure la piazza è divisa, in una sterile diatriba oppositiva nei confronti di uno scorbutico e tronfio presidente che opera in un territorio in cui è improbo fare impresa ad alti livelli, un imprenditore pieno di sé proprio perché consapevole di cosa voglia dire fare Calcio, e farlo al Sud. Una parte della tifoseria pretende di più, nella convinzione che sia solo la passione e l’ampiezza di seguito a determinare le opportunità di un club e non giunge a comprendere che le condizioni territoriali generano i più importanti vantaggi e limiti, a seconda dei territori in cui si operi. Un altro presidente, quello degli scudetti nati da sacrifici insostenibili, va predicando in tivù il rischio d’impresa, quello stesso rischio che egli stesso prese non sulla sua pelle ma su quella di un club e di una tifoseria che avrebbero poi pagato i trionfi con tre lustri di anonimato e un doloroso fallimento. È così che si alimentano le aspettative di chi non intende far tesoro dalle proprie tragedie sportive ma vuole solo vincere, non comprendendo che è giusto provare a vincere con la certezza di non uscire dal Calcio che conta. Questo Napoli c’è e ci resterà senza rischi, quelli che fanno tribolare persino le squadre di Milano e che hanno condannato la squadra di Parma.
Appuntamento al prossimo anno, difficile e stimolante. Ci sarà il palcoscenico della Champions League, un conto in sospeso ancora aperto dopo l’assurda, e mai vista, ultima eliminazione con 12 punti nella fase a gironi. Ci sarà da sgambettare Andrea Agnelli, dal giorno del suo insediamento assetato di quel record storico del nonno e di altri club strisciati da superare. L’ha solo eguagliato il rampollo di famiglia, e toccherà anche al Napoli cercare di evitare che lo batta, provando a ribaltare il potere, a inceppare il meccanismo sportivo-finanziario che regola la Serie A da sempre. Sarò una squadra del Sud a farlo, ma senza rischi. E se Dio vuole, prima o poi, trionferà. La torta è dolce. Manca la ciliegina. Il meglio deve ancora venire.

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25 anni fa lo scudetto dei veleni. Festa a Napoli e ira a Milano.

29 aprile 1990 – 29 aprile 2015: 25 sono gli anni trascorsi dal secondo e ultimo scudetto del Napoli. Un quarto di secolo, un periodo in cui solo Roma e Lazio, indebitandosi fino al collo, sono riuscute a portare altri due scudetti nel sud del Calcio.
Quello del 1990 fu lo scudetto dei veleni, uno scontro tra Nord ricco e Sud guastafeste, tra organizzazione ed estro. Vinsero Maradona e compagni, in situazioni poco chiare e tra strane dinamiche su ambo i fronti. Monetine (ininfluenti) e goal fantasma a far da sfondo a un finale di stagione pre-Mondiali culminato nell’ira di Berlusconi e soci, che non riconobbero la vittoria degli avversari, loro che due anni prima avevano trionfato tra gli applausi e la legittimazione dei napoletani, pur delusi da uno scudetto gettato alle ortiche. Il team manager Silvano Ramaccioni, in diretta tivù nazionale, affermò di non riconoscere “lo scudetto napoletano della slealtà”. Il regolamento della responsabilità oggettiva vigeva da anni ed era stato applicato più volte in precedenza, ma l’episodio interessò la lotta per lo scudetto tra una squadra ricca e potente del Nord e una straordinariamente forte del Sud. Vinse la seconda e la normativa fu rivista sulla scia dell’ira di Berlusconi e Galliani, ancora oggi influenti nelle scelte della giustizia sportiva (cancellazione chiusura settori per discriminazione territoriale).
Quello storico tricolore decretò la chiusura del grande ciclo del Napoli (anche se ne seguì una roboante vittoria in Supercoppa contro la Juventus) e la fine di un duello acerrimo e velenoso col nuovo potere berlusconiano, in forte ascesa. Dietro quel confronto sportivo tra Napoli e Milano (con l’Inter terzo incomodo) si addensano ancora oggi nubi nere: accuse di scudetti venduti e scommesse clandestine, di arbitri schierati; confessioni camorristiche di manovre politiche pro-Milan e di accordi di palazzo pro-Napoli (dettagli e approfondimenti sul mio saggio Dov’è la Vittoria di prossima uscita). Un’epoca così lontana, eppure così attuale. Anzi, eterna. Un’epoca riassunta in una dedica più recente di Maradona ai napoletani: «Abbiamo vinto contro tutto e tutti».

Razzismo anti-Napoli negli stadi a “il Settimanale” della TGR

Per la rubrica “Il Settimanale” della redazione RAI di Napoli, all’interno dello speciale sulla stagione degli azzurri, Cecilia Donadio ascolta Angelo Forgione all’esterno dello stadio San Paolo sul razzismo anti-napoletani negli stadi italiani combattuto nel silenzio delle istituzioni calcistiche, con ironia, orgoglio e vittorie.

Premio Fair-Play “Fortunato” a De Sanctis e Pisacane

Premio Fair-Play “Fortunato” a De Sanctis e Pisacane

la consacrazione di due esempi “difesi” da V.A.N.T.O.

Si è svolto Lunedì 27 Febbraio a Roma, presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio, il IV premio “Andrea Fortunato” – Lo sport è vita, organizzato dall’Associazione Sportiva Fioravante Polito Onlus di S.Maria di Castellabate (Sa), promotrice della Biblioteca e del Museo del calcio Andrea Fortunato.
È stata l’occasione per premiare tra gli altri i calciatori Morgan De Sanctis e Fabio Pisacane con dei riconoscimenti per il Fair Play dimostrato. Candido Fortunato, fratello dello sfortunato calciatore Andrea ed organizzatore della kermesse, ha detto che: «era giusto premiare Pisacane, perché è stato il primo ad avviare questa nuova opera di ‘pulizia’ del calcio, essendo stato il primo a denunciare la corruzione. Morgan, oltre ad essere un campione dello Sport, lo è anche nella vita, come dimostrano tutti i suoi gesti di solidarietà. Nella vita ha un carattere schivo e poco avvezzo a pubblicizzarsi davanti alle telecamere, ma è veramente una bella persona».
Due esempi: un calciatore napoletano, primo vero sabotatore del calcioscommesse snobbato come non altri, e un altro del Napoli ferocemente infangato insieme a tutto l’ambiente partenopeo da sospetti privi di fondamento.

A sostenerli dalla prima ora V.A.N.T.O. c’era. E ora si rallegra con piena soddisfazione per aver sensibilizzato su Pisacane nell’ambito delle offese bergamasche e per aver sostenuto De Sanctis dando qualche noia a Juventus e Cesena (caso Rodriguez).

videoclip: MATADOR CAVANI

videoclip: MATADOR CAVANI
tributo al bomber del Napoli

Proprio mentre sta per avviarsi la nuova avventura del Napoli, ho pensato di chiudere il ramo dedicato agli azzurri di questa intensa stagione di orgogliosa produzione multimediale pro-Napoli con un meritatissimo e richiestissimo tributo al protagonista del campionato che ha portato la banda Mazzarri in Champions League.
Un videoclip interamente dedicato al “Matador” Cavani e diviso in due parti. Nella prima, un mix di goal del bomber azzurro a ritmo latino-americano. Nella seconda, un concentrato di emozioni raccontato da tutte le più famose voci del San Paolo.
Buona visione!

 

ATTENZIONE: il video non è disponibile in molti paesi esteri per questione di diritti.
Per vederlo, inserire il ink http://www.youtube.com/watch?v​=0p4tDBk5P7g sul sito http://hidemyass.com/

Forgione: «No agli attacchi laziali e saluti a Reja»

Forgione: «No agli attacchi laziali e saluti a Reja»
intervista a Radio Incontro Roma

Dopo la magnifica vittoria del Napoli sulla Lazio per 4-3 seguita da polemiche arbitrali e rimproveri della stampa laziale a Edy Reja per il suo legame con Napoli, Angelo Forgione commenta gli attacchi dell’ambiente laziale a “Napoli nel cuore” su Radio Incontro Roma.

Il Presidente Lotito, un pluri-intercettato la cui squadra è stata salvata dal fallimento “a rate” per motivi di ordine pubblico, ha invocato una task-force per vigilare sulla regolarità del campionato. E come non ricordare Lazio-Inter del 2010 del famoso “scansamoce”?