156 anni di Unità. Cos’è oggi il Sud?

Angelo Forgione 156 anni sono passati da quando le Italie furono unite con la forza. Oggi, il Sud-Italia è un immenso porto virtuale di sola partenza, un gran deposito mediterraneo di smistamento umano, e vi si traffica in emigrazione, la principale fonte di conservazione personale e di altrui fortune. Solo dal 2001 a oggi sono emigrati al Nord circa 1.700mila meridionali, i più qualificati, i più specializzati, i più istruiti. L’era delle migrazioni unidirezionali li condanna all’abbandono della propria terra, spesso controvoglia, per approdare a più sicure opportunità occupazionali. Si tratta perlopiù di emigrazione involontaria, una scelta di subalternità, compiuta per sopravvivere attraverso il ricollocamento in luoghi di cultura estranea.
La tendenza a restare appartiene ai ceti meno istruiti e più poveri, afflitti da problemi di disoccupazione e scarsa scolarizzazione, che trovano nell’illegalità e spesso nella delinquenza l’unica risposta alle loro esigenze esistenziali. E così, sull’impoverito sistema produttivo insiste pure, fortemente e costantemente, la criminalità organizzata, scoraggiando gli investimenti e alterando la concorrenza.
Risorse enormi, risorse sprecate per la Florida d’Europa, in una posizione geografica strepitosa, al centro del Mediterraneo, ma che è in coda nella classifica di competitività delle 263 regioni dell’Unione Europea, per propri limiti sopraggiunti ma anche e soprattutto per precise responsabilità politiche dei governi superiori. Il limes non è solo tra Settentrione e Meridione ma anche tra Nord-Europa e Mediterraneo.
Il dualismo italiano non ha eguali nel Continente, per dimensioni e continuità di sedimentazione, e si palesa in ogni aspetto della vita del Paese. Meno occupazione, meno reddito, meno servizi, meno trasporti, meno sanità, meno figli, meno sport, meno tifosi… meno tutto, tranne i rincari. Così il Sud continua la sua lunga agonia, nel silenzio generale. E non può neanche lamentarsi questo Sud vittimista e fannullone che ha fatto, e continua a fare, la ricchezza altrui.
Grazie monarchia, per aver creato il paese più spaccato d’Europa.
Grazie Repubblica, per aver tenuto le cose come le hai ereditate.

Erri De Luca: «Napoli ancora capitale alla sua maniera»

In occasione del ciclo di conferenze “Ciutat Oberta” al CCCB di Barcellona, Erri De Luca ha raccontato l’importanza della città di Napoli nella sua vita e nella storia del Mediterraneo. «Napoli appartiene al Mediterraneo più che all’Italia. L’accordo tra Napoli e Italia – ha detto ancora una volta lo scrittore – non è stato un contratto alla pari tra Nord e Sud ma tra conquistati e conquistatori». Il riassunto della conferenza “Mediterraneo, mare di popoli” è intervallato da un’intervista di Marco Rossano.

Made in Naples, come Napoli ha civilizzato l’Europa…

Essere napoletani per essere universali

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Intervista di ReadMi / intervista di Caffenews.it

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Sta arrivando “Made in Naples”

“MADE IN NAPLES” Come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo)

copertina_1A giorni sarà disponibile nelle librerie e on-line l’ultimo lavoro letterario di Angelo Forgione che sarà presentato alla stampa dall’autore e dal prefattore Jean-Noël Schifano lunedì 13 maggio (ore 11:30) al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo.

Dalla prefazione di Jean-Noël Schifano:
“Angelo Forgione ci dà, con questo decisamente storico e attuale Made in Naples, il grande libro-vademecum per tutti quelli che vogliono sapere, semplicemente, chiaramente, passionalmente sapere, a che punto sta, e perché, e fino a quando, la trimillenaria e così giovane e irriducibile Napoli. Il libro da portare con sé come il respiro della propria civiltà e lo specchio della propria vita.”

“Si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia lunga e ricca di eventi. […] che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa”.
Con questa motivazione, nel 1995, l’UNESCO ha inserito nella lista dei patrimoni mondiali dell’umanità il centro storico di Napoli, luogo cardine della civiltà europea, l’unica città occidentale che lotta per conservare la sua identità. È il luogo in cui, prima che altrove, sono state poste le fondamenta della cultura d’Occidente. L’autore parte da questa certezza per compiere un viaggio nel tempo libero da nostalgie e ricco di lucidità, senza mai perdere il contatto con un difficile presente in cui Napoli è, nonostante tutto, ancora protagonista.
Made in Naples è una radiografia storica per scoprire chi ha cercato e chi cerca di cancellare, e perché, l’identità di una città che ha fortemente contribuito a plasmare l’Europa. Un libro che ricostruisce il “muro della cultura” edificato in circa quattro secoli di storia partenopea e poi sgretolato sotto i colpi della mistificazione che ha travolto una capitale decaduta e il suo patrimonio considerato per questo tramontato, mentre, in realtà, impregna ancora fortemente la quotidianità dei disorientati cittadini europei. 22 mattoni di tufo giallo napoletano, ancora ben integri, rimessi insieme, scavando negli eventi per arrivare alle radici dei difetti e dei mali di oggi.
Made in Naples è uno strumento per decifrare la città più indecifrata del mondo.

cartolina 10x15Prefazione di Jean-Noël Schifano
320 pagine
€ 15,00
Magenes editoriale
Collana “Voci del Sud” (Milano, 2013)

pagina Facebook: www.facebook.com/madeinnapleslibro

Napoli prima nella classifica della “qualità della morte”

le statistiche 2012 de “Il Sole 24 Ore” veritiere sui servizi ma non sull’esistenza

Angelo Forgione per napoli.com – Ci risiamo! Anche quest’anno la rituale classifica della qualità della vita stilata da “Il Sole 24 Ore” vede Napoli in fondo, penultima per la precisione, meglio della sola Taranto. Già lo scorso anno affrontai la questione partendo dal presupposto che a Napoli i servizi sono scarsissimi e che sono davvero poche le cose che funzionano. Come si fa ad assolvere una città in cui il lavoro è una conquista e non un diritto, dove il verde e gli spazi pubblici sono pressoché inesistenti e dove l’ordine pubblico non è assicurato?
Ma queste graduatorie vanno prese per quelle che sono e non per quelle che vogliono essere. La classifica in oggetto non dovrebbe chiamarsi “della qualità della vita” ma “della qualità dei servizi”, che è cosa ben diversa. E per smontarne l’accezione assegnata che tende a proiettare del Nord un’immagine di serenità e del Sud di estremo disagio esistenziale basta tener conto della classifica della “qualità della morte”, quella che dice che i suicidi in Italia sono maggiori al Nord-est e al Nord-ovest, in media al centro e nelle isole e nettamente sotto la media al Meridione. Sono statistiche tratte dal sito dell’ISTAT e dalle quali si evince che la Campania è la regione meno colpita da questa specifica mortalità così come dagli stati d’ansia, seguita da altre del Mezzogiorno ben distanti dai valori critici della Liguria e di altre settentrionali. Le città del Sud hanno i più bassi coefficienti per 100.000 abitanti, Lecce, Messina e Napoli in testa con tutti i loro problemi, mentre schizzano a livelli veramente allarmanti centri come Vercelli, Asti e Cuneo, posti dove paradossalmente la “qualità della vita” è buona quando non ottima. Napoletani e meridionali masochisti? Ma no. Semmai consapevoli del loro handicap civile, del loro disagio sociale e della loro sofferenza. E la sofferenza è vita più che morte, nel senso che se si è allenati alle difficoltà le si affrontano con più preparazione. Tradotto in soldoni, se un meridionale non trova lavoro sa che deve emigrare e arrangiarsi.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) monitora costantemente questi dati perché la prevenzione del suicidio è una delle priorità di sanità pubblica da perseguire, e mette a confronto i vari paesi OCSE. Ne viene fuori che l’area del Mediterraneo compresa tra Portogallo, Spagna, Italia (più Sud che Nord) e Grecia ha tassi di suicidio nettamente inferiori a paesi come Germania, Austria, Finlandia, Islanda, Irlanda, Estonia, Ungheria e Slovenia. Inferiori persino alle decantatissime Australia e Canada che sono notoriamente i paesi in cui la “qualità della vità” raggiunge i più alti livelli. Per non parlare poi di Stati Uniti e, soprattutto, Giappone.
E allora, vogliamo continuare a dare ascolto al “Sole 24 Ore”? Si, se prendiamo quelle statistiche per fotografia dei servizi. Perché tali sono, altrimenti ci metterebbero la classifica della concentrazione di monumenti, della qualità e della varietà del cibo e tutto quanto attiene alla cultura dei luoghi. A proposito, nello scorporo dei coefficienti che le compongono, è il caso di sottolineare che nella specifica classifica dell’ordine pubblico Napoli si attesta al posto 90. Male, certo, ma meglio di Prato, Milano, Roma, Torino, Pisa, Novara, Forlì Cesena, Bologna, Brescia, Bergamo, Rimini, Pescara, Imperia, Foggia, Sassari e la peggiore Latina. Fate un po’ voi.

Piccoli interventi di decoro nella “city”

Piccoli interventi di decoro nella “city”

Dopo la nostra denuncia del cedimento dei fragili dissuasori cilindrici installati in occasione del restyling della centralissima zona a ridosso di Palazzo San Giacomo, ecco l’intervento di ripristino in zona. Restano disastrose le condizioni di Via San Giacomo per le condizioni delle strisce pedonali realizzate con cubetti di marmo bianco divelti e per la sporcizia sempre costante.