Capodichino diventa “archeoporto”

L’Aeroporto Internazionale di Napoli diventa un “archeoporto”. Un’insolita galleria di sculture, vasi ed altri reperti, da oggi, accolgono i passeggeri in arrivo, ma anche in partenza. Chi approderà in città, in tal modo, potrò immediatamente capire in quale terra avrà messo piede, ed è quella del primo museo archelogico d’Europa (1777). Chi andrà via, sarà salutato dall’anima culturale del territorio. Un vero e proprio viaggio nella storia antica della Campania, realizzato dalla Gesac – la società che gestisce l’Aeroporto Internazionale di Napoli – , il Museo Archeologico di Napoli e altri Istituti periferici del MiBACT per mettere in vetrina il patrimonio artistico e culturale della Regione, sull’esempio del Metrò dell’Arte, ma qui classica e non contemporanea. 10 e lode!

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(video) Unesco e Juventus contro il razzismo ma non contro la “catartica” discriminazione territoriale

agnelli_unescoAngelo Forgione Nel video, la sintesi della presentazione all’Unesco della relazione sul razzismo nel Calcio Colour? What Colour?, finanziata e commissionata dalla Juventus FC. Una relazione, come già analizzato tre settimane fa, molto discutibile nell’analisi della “discriminazione territoriale”, perché nata da un pensiero ben chiaro già un anno fa, quando Andrea Agnelli dichiarò: «Mi dà fastidio che molte delle sanzioni applicate siano legate alla discriminazione territoriale che punisce a mo’ di razzismo il campanilismo, che invece fa parte della nostra cultura e non è razzismo. Vanno colpiti i “buuu”, gli altri cori sono nostre peculiarità».
Come si ascolta dalle parole dell’autore Albrecht Sonntag, «non si può parlare di razzismo nel Calcio senza considerare ad altri tipi di discriminazioni rivolte ad altri gruppi sociali [che non siano solo i neri]». Il co-autore David Ranc, rispondendo a una domanda di Alessandro Grandesso de la Gazzetta dello Sport, esprime il suo giudizio sulla discriminazione territoriale, mostrandosi ben conscio che il problema italiano sia più grave che altrove e vada oltre la semplice rivalità sportiva e che attenga a differenze sociali tra Nord e Sud del Paese. Si evince che gli autori sono consapevoli della particolarità della situazione italiana, contraddistinta dalla discriminazione territoriale. E però la relazione invita a “tollerare queste forme tradizionali di insulto catartico”, proprio come chiedeva Andrea Agnelli un anno fa. Lo stesso presidente della Juventus, incalzato da una giornalista straniera, risponde che la situazione in Italia è in miglioramento, insabbiando problemi sempre costanti e ormai cronici, peggiorati da quando il Napoli è tornato ai vertici del campionato nazionale. Gli stadi di Torino, Milano, Bologna, Roma e altri ancora avevano messo il Calcio italiano in cattiva luce in Europa, e il presidente della Juventus ha evidentemente preso un’iniziativa per affermare la teoria del “campanilismo culturale”, che già sosteneva quando, con Galliani e altri massimi dirigenti sportivi, impose al presidente della FIGC Carlo Tavecchio il dietro-front sulla discriminazione territoriale.
Il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova annuncia di aver sottoscritto un accordo con Andrea Agnelli per proseguire la lotta al razzismo nel calcio con la Juventus, un club che non riesce neanche a educare i suoi tifosi e che, con le indicazioni riportate nella relazione commissionata, pagata e rivestita di autorità internazionale, intende evidentemente minimizzare su un problema nella cui lotta si fa capofila, e influenzare così il pensiero.

“Modello Milano”, ingegneria politico-mediatica per pulire l’Italia

Angelo Forgione Due date: martedì 13 e mercoledì 14 ottobre. La prima coincide con l’arresto del vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani, ex assessore alla Salute ma anche ex senatore e sottosegretario alle Infrastrutture del governo Berlusconi. L’ordinanza a suo carico si riferiva a una gara d’appalto da 11 milioni di euro sul trasporto dei malati dializzati che sarebbe stata truccata su richiesta del braccio destro del governatore Roberto Maroni, Massimo Garavaglia, responsabile del Bilancio. Il giorno dopo, a Napoli, durante una seduta del Consiglio Comunale, il consigliere Carlo Iannello di Ricostruzione democratica – Red, propose l’eliminazione dei biglietti omaggio per lo stadio a beneficio delle autorità comunali, pratica diffusa in tutta Italia che a Napoli qualcuno cercava invano di abbattere. La proposta fu bocciata con 22 voti contrari contro 5 favorevoli, ma soprattutto con una discussione dai toni a tratti grotteschi.
Milano e Napoli, arresto dei vertici della Regione Lombardia e figuraccia dei consiglieri comunali napoletani. Ora pesate i due eventi, stabilite quale fosse più grave e rispondete alla seguente domanda: quale notizia ha fatto più scalpore? Ebbene sì, si è parlato, e si continua a parlare, solo dei “fattarielli” di Napoli. Dei fattacci di Milano non si è saputo più nulla. Da Gramellini a Giletti, tutti a condannare i consiglieri partenopei, incapaci di rinunciare a ciò di cui non fa rinuncia nessun consiglio comunale dell’Italia del pallone. A metà ottobre nessuno avrebbe potuto immaginare cosa si prefigurava all’orizzonte.
28 ottobre: il presidente dell’Associazione Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone, ricevendo dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia il “Sigillo” della città, investiva nuovamente Milano del ruolo di “capitale morale d’Italia”. Un do ut des con cui la città, a quattro giorni dalla chiusura dell’Expo dell’alimentazione, veniva associata alla nuova parolina magica “modello”. Cantone, nominato all’ANAC da Matteo Renzi, e dallo stesso Renzi mandato a vigilare sull’Expo milanese, si prendeva le critiche dal presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Rocco Sabelli: «troppo vicino alla politica». A partire da lui, tutti improvvisamente a rimpirsi la bocca del “modello Milano” dagli scranni del Governo Renzi. Il “modello Milano” da esportare a Roma, città che per Cantone non avrebbe gli anticorpi per sconfiggere la corruzione, diversamente dalla compatta Milano, o presunta tale. A soli due giorni dalle lusinghiere parole del magistrato napoletano, in sostituzione del decaduto sindaco di Roma Ignazio Marino, il Viminale nominama in qualità di Commissario straordinario dal Viminale il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, persona che aveva vigilato sull’Esposizione universale in Lombardia. Era proprio lui a spiegare il “modello Milano”: «non è altro che un modo di lavorare avanzato, in piena sinergia e con unità di intenti, guardando agli obiettivi da raggiungere». Tradotto in soldoni, la serietà delle istituzioni, mica la rivoluzione milanese della governance politica! Altro che metodo avanzato, il “modello Milano” non è altro che la pulizia morale delle istituzioni che dovrebbe regolare la vita politica di ogni città, compresa Milano, dove gli arresti e le mazzette continuano a fare notizia senza fare notizia. La verità è che il “modello Milano” è una scopa con cui si è nascosto sotto al tappeto tutta la sporcizia del dietro le quinte dell’Expo, tutto il marcio degli scandali della vigilia che avevano fatto del capoluogo lombardo, città guida d’Italia, già la Milano di Tangentopoli, una delle capitali della corruzione e del malaffare, almeno finché il silenzio non calò su quei misfatti che stavano rovinando la già misera immagine del Paese. Creato il “modello”, ora torna utile per ripulire la disastrata Roma, perché il Giubileo romano ha da funzionare come l’Expo milanese. A distanza di poco più di un anno dalle tangenti meneghine tutto è cambiato. Per volontà superiore e col contributo mediatico di chi fu chiamato ad arginare l’emorragia, ma anche dell’informazione, per cui ora tutto ciò che è milanese è esemplare. Vogliamo crederlo o iniziamo a farci delle domande a televisore spento?

A rischio 100 milioni dell’Unione Europea per i Decumani di Napoli

I Comitati civici e le associazioni dei cittadini denunciano l’ennesimo inganno ai danni della città di Napoli. Dopo 20 anni di attesa, durante i quali sono state fatte tante promesse e tanti progetti, il centro storico di Napoli, inutilmente riconosciuto dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel lontano 1995, rischia di perdere, definitivamente, le risorse che l’Unione Europea aveva opportunamente stanziato per il suo recupero e la sua riqualificazione. A tutt’oggi, infatti, sui 27 interventi programmati dagli Enti Locali, risultano avviati nel cuore dei Decumani soltanto 3 cantieri. Per questo motivo, in vista della imminente scadenza dei finanziamenti e della consegna dei lavori, fissata dalla Ue entro il 31 dicembre 2015, i comitati civici e le associazioni cittadine si mobilitano con una manifestazione pubblica per chiedere all’Amministrazione Comunale, “beneficiaria del finanziamento” di aprire, in extremis, tutti i cantieri per non perdere questa straordinaria risorsa economica che serve ai restauri e alla valorizzazione ma anche e soprattutto al rilancio turistico e culturale del grande patrimonio storico, artistico e monumentale della città.
Iniziativa promossa e sottoscritta da Comitato di Portosalvo – Atlantide Ritrovata – Assoutenti – Insieme x Innovare – Medinapoli – Telefono Blu Napoli – ‘Radicali Napoli ‘Ernesto Rossi’ – V.A.N.T.O. – i Sedili di Napoli – Corpo di Napoli – Federazione Intesa Beni Culturali – Obiettivo Arte – Fabbrica dell’ Immaginario – Megaride – Incontri Napoletani – Locus Iste – Chiaia per Napoli – Siti Reali onlus – Progetto Napoli – Forum Tarsia. – Mani e Vulcani – Asmed – Gruppo Portosalvo Giovani – RAM – Napoli Centro Storico – Celanapoli – Cittadinanza Attiva in difesa di Napoli – Comitato di Piazza Fuga – Domus Partenope – Vobcas Napoli

Per Marco Esposito presidente della Regione Campania

Angelo Forgione mo_adesioneHo avvertito un sentimento e un richiamo interiore, in un momento difficilissimo del mio percorso di vita, e ho ascoltato i preziosi consigli del mio maestro Jean-Noël Schifano. Ho quindi deciso di sostenere la candidatura di Marco Esposito alla presidenza della Regione Campania. Ho scelto di prestare il mio nome alla lista civica meridionalista e apartitica MO!. Ho ceduto alla “corte” di persone corrette e pulite che vogliono il bene della Campania e del Sud, con intendimenti chiari e corretti (leggi il programma o guarda il video della  presentazione ufficiale).
Non sarà per me un’avventura politica e non andrò in giro a chiedere voti. Mi sono semplicemente convinto a supportare direttamente un candidato alla presidenza capace di difendere i diritti negati dei cittadini campani. Continuerò invece a comunicare come ho sempre fatto, nella certezza che alla diffusione della Conoscenza e alla costruzione della Coscienza debbano seguire, prima o poi, concreti tentativi di azione anche nelle sedi in cui si prendono le decisioni. Chi mi conosce sa chi sono, e sa che al mondo della politica non mi ci sarei mai accostato in condizioni diverse da quelle che MO! mi ha garantito.
Anche Pino Aprile garantirà per la lista dall’esterno. Quello che verrà sarà solo la diretta conseguenza di un sentimento popolare crescente a Napoli e in Campania (ma in tutto il Sud), sempre più intollerante alle logiche del partitismo politico e tanto più animato dalla necessità di riaffermare un’identità e una dignità [meridionale] sottomesse. Ci sono situazioni in cui puoi impegnarti con tutte le energie di questo mondo senza cavare un ragno dal buco. Ce ne sono altre in cui continui a essere spontaneo, senza particolari intendimenti e impegni, e finisci per ottenere risultati straordinari.

al minuto 54:48 il mio intervento di adesione alla lista civica meridionalista MO!

Il boicottaggio psicotico dei prodotti campani

Angelo Forgione Ho scelto una Melannurca per la copertina di Made in Naples, “la regina delle mele”, simbolo di perfezione e di lavorazione della Campania Felix. Ma nera, perché la Melannurca è diventata “malannurca”. Eppure in ogni occasione pubblica non ho mai evitato di dire che i prodotti campani sono più boicottati che inquinati. Solo una minima percentuale del territorio ha un’alta concentrazione di inquinanti nel terreno e nelle falde acquifere, ma la concentrazione negli alimenti è decisamente inferiore anche in quei territori, dove si muore per l’acqua che si beve e per l’aria che si respira. L’ecosistema agricolo privilegia la pianta, che non assorbe tutto quello che si trova nel terreno e ha un’incredibile azione autodepurativa. I frutti della terra assorbono in modo selettivo e tendono a rifiutare inquinanti e sostanze non “terrene”. Il problema può semmai esserci per la filiera del latte, ma i controlli nel settore sono tanti.
La Corte di Cassazione ha disposto che i prodotti coltivati nei terreni sequestrati a Caivano sono sani. E intanto un intero comparto, per colpa della malainformazione, è stato messo in ginocchio. Nessuno compra più prodotti campani. Ora la Regione Campania corre ai ripari con 23 milioni di euro per ricostruire l’immagine della produzione locale, coinvolgendo il Calcio Napoli. Il picco di tumori aumenterà, ma per altre cause. È un dramma, ma combattere un problema – lo dico sempre – non significa crearne altri.

Addio all’Angelo di Carditello

Ora il ministro Bray mantenga la promessa che gli fece un mese fa

Angelo Forgione – Tommaso Cestrone, noto come “l’angelo di Carditello”, non c’è più. Il custode della Tenuta borbonica, guardiano di una storia, si è spento a 48 anni nella sua azienda agricola di San Tammaro, a pochi metri da quel sito che difendeva dai vandali, dopo aver partecipato al cenone della vigilia di Natale in famiglia. Ha scritto qualcosa su facebook, anche un messaggio al ministro Bray, e poi è andato a dormire, ma non si è più svegliato.
Tommaso era un volontario della Protezione Civile e non aveva alcun obbligo di controllare la Tenuta di Carditello. Da qualche anno vigilava e teneva pulito ciò che poteva. Nei mesi estivi accoglieva i turisti che si accontentavano di sbirciare dai cancelli sbarrati. Per la sua presenza dava fastidio a chi lo vittimizzava con episodi intimidatori: bombe carta, macchina e roulotte bruciate, pecore uccise. Chi ama Carditello voleva bene anche a lui, che solo un mese fa aveva accolto il ministro dei Beni Culturali in visita al “rudere” borbonico. E proprio Bray, appresa la notizia, gli ha dedicato un post: “Quando l’ho conosciuto gli ho fatto una promessa che manterrò”.
Ora più che mai, Carditello deve tornare alla comunità. Quando questo accadrà, a Tommaso andrà dedicato un ricordo, perché nessuno lo dimentichi.
Lassù c’è un angelo in più che ha messo le ali. Ciao, Tommaso. E grazie.

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Messaggio del Ministro Massimo Bray letto durante i funerali

Ci sono tempi nella storia di un Paese nei quali c’è bisogno di eroi. Non degli eroi epici, ma degli eroi della vita civile. Questo accade quando il Paese ha smarrito alcuni riferimenti importanti, come il bene comune, i valori civili, i principi etici. Valori che con fatica ogni giorno vanno ricostruiti con l’impegno comune di cittadini e istituzioni. Tommaso è un eroe di questi tempi e di questo Paese, del nostro Paese, ed eroe rimarrà nei nostri cuori. Oggi non bastano le parole per confortare il dolore, né basteranno mai. Ma va detto che il suo impegno, la sua dedizione alla causa di Carditello, sono l’esempio di un’Italia migliore, dell’Italia che vogliamo ricostruire insieme.
La sua scomparsa improvvisa e immatura è una tragedia non solo per i familiari e per gli amici più cari, ma anche per le Istituzioni e per tutti coloro che avevano riconosciuto in lui il simbolo di una battaglia di un fare unico e straordinario per la collettività
Il MiBACT si e’ impegnato al massimo e proprio in questi giorni, insieme alle altre Istituzioni coinvolte, sta portando a compimento il percorso, non facile, per realizzare il sogno di Tommaso e degli altri numerosi cittadini fiduciosi, cioè che un bene culturale, prezioso in se’ e per la collettività, diventi bene comune, diventi il seme e il simbolo del riscatto e della rinascita di un territorio così ricco, così bello, così difficile. Il Sacrificio di Tommaso, che di questo si tratta, non resterà inutile. Sarà esempio per la comunità, per i giovani, per il futuro.
Grazie Tommaso