Zahi Hawass: «al MANN c’è una ricchezza strepitosa»

Zahi Hawass, l’egittologo più famoso del mondo, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie, ha fatto visita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Accompagnato dal direttore del MANN, Paolo Giulierini, ha ovviamente visitato anche la Sezione Egizia, la più antica d’Europa, riaperta nell’ottobre 2016, composta da collezioni private di oggetti provenienti dall’Egitto e da rinvenimenti di Pompei, Ercolano e Pozzuoli.
«Vedo la collezione egizia di Napoli per la prima volta – ha detto l’esperto – che, per prestigio, mi ricorda quella di Torino. Ho visto pezzi esclusivi, come ad esempio una testa di Alessandro Magno e i reperti di età tolemaica. In questo museo c’è una ricchezza strepitosa».

Zahi Hawass (ph: Stefano Renna)

Il controverso prestito di tesori napoletani a Comacchio

Angelo Forgione  Una strana storia. Due città candidate al ruolo di “capitale italiana della cultura 2018”. La napoletana Ercolano e l’estense Comacchio. Il titolo è una bella invenzione del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, anch’egli estense, e dà l’opportunità di promuovere annualmente un territorio, attribuendogli anche un contributo ministeriale di un milione di euro e l’esclusione dal patto di stabilità delle spese per gli investimenti necessari per realizzare le iniziative previste per l’anno di investitura. Il fatto è che per ottenere il riconoscimento bisogna mettere in campo diverse iniziative culturali che rendano il territorio vivo e lo dotino di un’offerta di un certo interesse. Accade allora che l’assessorato alla Cultura del Comune di Comacchio inizi a lavorare per rafforzare la candidatura, e concepisca l’idea di chiedere aiuto al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che è il più importante museo al mondo di antichità classiche e ospita l’immenso patrimonio di reperti provenienti dagli scavi vesuviani, tra cui anche quelli di Ercolano, che è città in competizione per la gara del MiBACT. La proposta è quella di esporre, lungo un periodo di due anni e forse più, alcuni reperti archeologici custoditi nei depositi dell’importante museo napoletano nel nascente Museo Delta Antico di Comacchio, che aprirà i battenti nella primavera 2017, in modo da promuovere il nuovo spazio espositivo e proiettarlo immediatamente nei circuiti museali internazionali. Cosa normale, visto che le mostre itineranti e i prestiti museali sono prassi. Il direttore del Museo Archeologico di Napoli, Paolo Giulierini, archeologo toscano specializzato in etruscologia, nominato da Franceschini, accoglie la proposta e pure il sindaco di Comacchio, accompagnato dall’assessore competente, per firmare un protocollo d’intesa che rende partner il Museo Delta Antico.

Alcune domande, però, sorgono spontaneamente. Siamo proprio sicuri che sia questo il modo giusto per promuovere i tesori di Napoli, visto che i tour-operator internazionali ignorano la città e indirizzano i turisti stranieri da Roma in su? Possibile che Napoli debba tenere parte dei suoi tesori negli scantinati museali mentre il mondo fa a gara per mostrarli? Possibile che l’enorme palazzo Fuga, l’Albergo dei Poveri, resti un eterno incompiuto e non possa essere reso invece un spazio espositivo, come propone ad esempio l’associazione Ram – Rinascita Artistica del Mezzogiorno? Possibile che Napoli dissemini cultura nell’avamposto ferrarese e la concorrente Ercolano, ma anche l’altra candidata Caserta, restino a guardare?
Il sindaco di Ercolano, Ciro Bonajuto, pur non essendo contrario alla promozione dei tesori, lamenta il silenzio della Soprintendenza alla richiesta di strutture espositive, che starebbe invece approntando uno sponsor privato per far sì che sia la cittadina vesuviana il naturale approdo espositivo di quanto conservato negli depositi dei ricchi musei napoletani.

Il “metrò dell’arte” di Napoli

La Rai si è occupata di un’unicità che proietta Napoli nel futuro come nessun’altra metropoli italiana: la Linea 1 della Metropolitana di Napoli, conosciuta anche come “metrò dell’arte”. Un complesso artistico-funzionale, composto da fermate che accolgono circa duecento opere d’arte realizzate da più di novanta autori di fama internazionale. La Linea 1 della metropolitana napoletana, realizzata a cavallo del nuovo millennio, è un trionfo dell’architettura e dell’arte internazionale, e viene giustamente celebrata in tutto il mondo. La stazione di “Toledo”, pluripremiata come migliore al mondo, e quelle di “Università” e “Dante”, sono musei unici perché “impongono” ai passeggeri in transito di essere veri e propri visitatori a loro insaputa. E non è ancora finita. Cosa riserverà il completamento del progetto?

Lavezzi e il souvenir pompeiano

Angelo Forgione – Questa storia riporta alla mente i furti dei napoleonidi, quando, dal generale francese Jean Étienne Championnet in poi, le classicità di Napoli prendevano la via di Parigi con la scusa della libertà offerta dal Direttorio.
Giusto attendere sviluppi, ma intanto il fatto è accaduto. Poco più di un anno fa, quando Ezequiel Lavezzi lasciò Napoli per trasferirsi in Francia. Si preparava a imbarcarsi su un volo privato, con una gran quantità di bagagli al seguito. Scattarono i controlli da parte degli uomini dell’Agenzia delle Dogane di Capodichino che fecero la scoperta: in uno scatolone, ben imballato, c’era un reperto archeologico di inestimabile valore, ovvero un busto marmoreo risalente all’epoca romana. Un esemplare rarissimo risalente al primo secolo dopo Cristo, con tutta probabilità (secondo quanto riporta Il Mattino) proveniente dall’area delle città antiche vesuviane. «Mi è stata regalata – disse l’ex idolo azzurro – da un napoletano che vive a Posillipo. Altro non sono in grado di dirvi».
Lavezzi risulta per questo iscritto nel registro degli indagati per ricettazione di opere d’arte dalla Procura di Napoli, e non solo. È da qualche giorno indagato anche in Argentina per frode fiscale, riciclaggio di denaro e falsificazione di documenti, con pena massima il carcere.
Il ladro è ladro, ed è lì, sempre in agguato, a rovinare Napoli e non solo. Ma l’idea che anche gli strapagati “idoli” delle folle di Fuorigrotta portino via ricchezza napoletana, ricettata o meno, non facendosi bastare quella personale e aggiungendosi alla lunga lista di quelli che lo fanno da più di duecento anni, fa rabbia… molta rabbia. Prematuro criminalizzare prima che i fatti siano chiariti, ma oggi come oggi è meglio che l’amichevole Napoli-PSG di fine Luglio la si vada a giocare a Dubai, o dove c’è più introito, purché sia il più lontano possibile da Napoli.

Piazza Bellini, urge un cristallo sulle Mura greche… del pianto

una sedia (e non solo) umilia i reperti del IV secolo a.C., e nessuno la rimuove

di Angelo Forgione – Ci sono posti eccezionali a Napoli capaci di testimoniarne la sua grandezza che la gente si diverte a rovinare. Uno di questi è Piazza Bellini dove fanno “bella” mostra le Mura Greche dell’antica Neapolis risalenti al IV secolo a.C.. Ricchezza culturale a portata di mano, anche di chi si ostina a non voler dare una svolta alla propria grama esistenza. Perchè nessuno ha mi pensato a preservare lo scavo con una spessa vetrata-cristallo come accade altrove per reperti di rilevanza anche irrisoria. Quel sito di tale importanza e testimonianza storica è il teatro del lancio dei rifiuti di ogni tipo e dimensione. In esposizione permanente da mesi una sedia di legno; più defilato, nascosto in un interstizio sotto il livello stradale, un magnifico set scopa-paletta con altri generi di ramazze. È certo, i frequentatori della zona non possono mica capire che si tratti di fortificazioni difensive di una delle città più antiche d’Europa, che si tratti di un patrimonio invidiabile?! Incuria e degrado sconfortante, tra qualche blocco di tufo che cede e rifiuti vari. Per non parlare delle condizioni delle aiuole prospicienti. Se Comune e ASIA potenziassero la dotazione dei contenitori portarifiuti, pur presenti, farebbero cosa buona dal momento che nelle ore notturne i cestini installati sono traboccanti. Ma neanche è ammissibile che una sedia resti adagiata e abbandonata per tanto, troppo tempo come se fosse quello il vero tesoro da mostrare ai turisti.
Le denunce sulle condizioni di Piazza Bellini, una delle più belle e animate di Napoli, si susseguono da più parti. Se proprio la memoria storica della città deve convivere con l’ignoranza contemporanea tanto vale sotterrare, almeno quel piccolo tesoro lo si conserverebbe meglio, sperando in tempi migliori che i barbari di oggi non vogliono proprio far maturare.

 

video: PHILIPPE DAVERIO E L’ITALIA FALLITA

video: PHILIPPE DAVERIO E L’ITALIA FALLITA
la retorica risorgimentale che ha rovinato la cultura

Angelo Forgione – Torno sulla rivisitazione risorgimentale, che è senza dubbio la chiave per capire dove nascano i guai sociali (e non solo sociali) della nostra nazione italiana. Questa volta ho messo insieme un collage di alcune “pillole” del critico d’arte Philippe Daverio, tratte da varie puntate della sua trasmissione “PASSEPARTOUT” (RAI) e non solo, così come pure interviste rilasciate ai quotidiani IL MATTINO di Napoli e LA STAMPA di Torino. Un lavoro divulgativo che sembra essere estratto da una puntata monotematica mentre in realtà è un puzzle dal senso compiuto che all’inizio pone presupposti e alla fine offre delle risposte, toccando un altro tema che mi sta a cuore: la distruzione del patrimonio monumentale che è figlio della cancellazione della cultura.
Solo l’istruzione e la conoscenza approfondita delle dinamiche storiche possono spiegare il fallimento italiano, senza dubbio iniziato con l’invasione del sud da parte dei Savoia che, creando un Piemonte allargato e non un’Italia unita, non salvaguardarono le specificità culturali dei vari territori, men che meno la cultura delle Due Sicilie che avevano dettato cultura e creato i fondamenti della moderna Europa pur contando meno politicamente.
Le divisioni sociali tra nord e sud diventano motivo di attriti quando a discuterne sono gli ignoranti che trasformano tutto in scontro frontale. Quando invece è la cultura a parlare, quella che convince su ragionamenti e spiegazioni disarmanti, la mente di chi è disposto a conoscere e a capire può aprirsi. I veri revisionisti fanno così, figurarsi quando la rivisitazione della storia è rafforzata da chi non può essere accusato di essere parziale.
Jean Noel Schifano e Philippe Daverio, non è un caso che due intellettuali di estrazione culturale francese lancino messaggi in tal senso. I cosiddetti intellettuali italiani, invece, continuano a raccontare la storia dei vincitori per esserlo anche loro quando ritirano i premi di “sistema” in giro per l’Italia.

 

Turisti del nord rubano agli scavi di Ercolano

Lettere a VANTO
turisti del nord rubano agli scavi di Ercolano

Caro Angelo,
è da tempo che volevo comunicare con te. Sono di Ercolano ed amico di Danilo Belsino e con lui avevamo deciso di invitarti per parlare con te da vicino e chiederti di aiutarci a creare nella nostra città un movimento simile. Abbiamo già delle idee che spero presto poter illustrarti da vicino. Ho nel mio negozio, una sorta di filiale di VANTO, poichè ho affisso molti tuoi scritti. In questo momento, mentre ti scrivo, ho saputo che stanno arrestando nei pressi della circumvesuviana di Ercolano due turisti vicentini, che avevano sottratto dei reperti dagli scavi. Volevamo inviarti le foto dell’arresto , ma non ci è stato permesso di filmare il medesimo. In questo momento sono circondati dalla polizia e da tanti ercolanesi. I due “mariuoli” seguiti dalla polizia locale, fino in stazione, ivi giunti, con l’ausilio della polizia di stato, sono stati arrestati tra il tripudio generale dei cittadini, che li hanno apostrofati urlandogli “n’ce fanno sempe na chiaveca a nuje…”.
Ah, dimenticavo, ho una copisteria dove faccio proselitismo identitario riguardo la nostra storia borbonica. Ti giuro, stiamo avendo successo. Presto distribuiremo “Li chiamarono briganti” ed in seguito, una sorta di giornalino dove abbiamo pensato di pubblicare anche i tuoi scritti se ci concedi il permesso.

Tra un anno, volevamo controfesteggiare i 151 anni, ovvero un anno dopo l’annessione, con un dibattito pubblico sulle conseguenze dell’annessione.

il brigante Nicola

da “ilmediano,it”, la trafugazione dei turisti vicentini ad Ercolano
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